
Le onde d'urto focali, chiamate anche onde d'urto focalizzate, sono una tecnologia utilizzata in medicina fisica e riabilitativa per il trattamento di diverse patologie muscolo-scheletriche, in particolare alcune tendinopatie croniche, la fascite plantare, le calcificazioni tendinee e determinate patologie dell'osso.
In letteratura vengono generalmente indicate con il termine focused Extracorporeal Shock Wave Therapy (fESWT).
A differenza delle onde d'urto radiali, le onde focali permettono di concentrare l'energia a una determinata profondità all'interno dei tessuti.
Ma come funzionano realmente le onde d'urto focali? Sono efficaci per tutte le tendinopatie? Qual è la differenza rispetto alle onde d'urto radiali? E quante sedute servono?
Le evidenze scientifiche degli ultimi anni consentono di rispondere a queste domande con maggiore precisione, ma mostrano anche che l'efficacia varia considerevolmente in funzione della patologia trattata.
Alla FisioClinic – Centro Polispecialistico Colombo di Genova, il trattamento con onde d'urto viene inserito, quando indicato, all'interno di un percorso riabilitativo personalizzato sulla base della diagnosi e delle caratteristiche del paziente.
Le onde d'urto sono onde acustiche caratterizzate da un rapido aumento della pressione, seguito da una fase di pressione negativa.
Le onde d'urto focali possono essere generate attraverso differenti tecnologie, principalmente:
L'energia prodotta viene trasmessa attraverso i tessuti e concentrata in una determinata area terapeutica.
Questa capacità di focalizzare l'energia in profondità rappresenta una delle principali caratteristiche che distinguono le onde d'urto focali dalle onde radiali.
L'International Society for Medical Shockwave Treatment (ISMST) distingue infatti le focused shockwaves dalle radial pressure waves, che presentano caratteristiche fisiche differenti.
Sebbene vengano spesso indicate entrambe genericamente come "onde d'urto", onde focali e onde radiali non sono la stessa cosa.
Le onde d'urto focali permettono di concentrare l'energia a una profondità definita, mentre le onde radiali sono onde pressorie caratterizzate da una maggiore dispersione dell'energia a partire dalla superficie.
In termini pratici, la scelta non dovrebbe essere basata sull'idea che una tecnologia sia sempre "migliore" dell'altra.
Dipende invece da:
Per esempio, l'ISMST raccomanda generatori focali e livelli energetici elevati nel trattamento delle calcificazioni e indica le onde focali ad alta energia nelle applicazioni sull'osso.
Al contrario, per alcune patologie dei tessuti molli non è stata dimostrata una superiorità sistematica delle onde focali rispetto alle radiali.
Questo è un aspetto importante: “focale” non significa automaticamente “più efficace”.
L'effetto dell'ESWT non può essere spiegato semplicemente dicendo che l'onda "rompe" o "danneggia" il tessuto.
La ricerca suggerisce un fenomeno più complesso di meccanotrasduzione: lo stimolo meccanico prodotto dall'onda viene convertito dalle cellule in segnali biologici.
Sono stati studiati diversi possibili meccanismi, tra cui modificazioni della segnalazione cellulare, risposta vascolare, modulazione dei mediatori del dolore e processi coinvolti nel rimodellamento tissutale.
L'importanza relativa di questi meccanismi nell'uomo e nelle diverse patologie è però ancora oggetto di ricerca.
Per questo motivo è più corretto parlare di stimolazione di risposte biologiche tissutali piuttosto che di "microtraumi che fanno guarire il tendine".
Prima di iniziare un ciclo di onde d'urto è necessario identificare correttamente la patologia da trattare.
L'ISMST indica tra i prerequisiti una valutazione clinica e, quando necessaria, diagnostica per immagini o ulteriori approfondimenti.
Durante il trattamento viene applicato sulla cute un gel di accoppiamento, necessario per consentire la corretta trasmissione dell'energia.
Il manipolo viene quindi posizionato in corrispondenza dell'area da trattare.
In base alla patologia vengono regolati diversi parametri:
energia, numero degli impulsi, frequenza, profondità del fuoco e numero delle sedute.
Non esiste quindi un unico protocollo valido per tutte le persone e per tutte le patologie.
Secondo l'ISMST, tra le indicazioni muscolo-scheletriche consolidate o comunemente riconosciute per l'ESWT rientrano diverse tendinopatie e patologie dell'osso, tra cui:
Tuttavia, essere inclusa tra le indicazioni di una società scientifica non significa che l'efficacia sia identica per tutte queste condizioni.
Vediamo quindi cosa emerge dagli studi più recenti.
La fasciopatia plantare, comunemente chiamata fascite plantare, è una delle condizioni nelle quali l'ESWT è maggiormente studiata.
Una revisione sistematica con meta-analisi e meta-regressione pubblicata nel 2024 ha valutato efficacia e tollerabilità dell'ESWT nei pazienti con fasciopatia plantare. I risultati complessivi supportano un possibile ruolo della terapia nella riduzione del dolore, pur mostrando una notevole eterogeneità nei protocolli utilizzati.
Una successiva meta-analisi pubblicata nel 2025 ha confrontato l'ESWT con altre modalità terapeutiche, confermandone il possibile ruolo nel trattamento conservativo della fascite plantare.
In pratica, le onde d'urto possono rappresentare un'opzione soprattutto nei quadri persistenti, ma dovrebbero essere considerate nel contesto di un programma che tenga conto anche di carichi, esercizio, calzature e caratteristiche individuali.
La tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori rappresenta una delle indicazioni più studiate per le onde d'urto.
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2024, comprendente 21 studi randomizzati controllati, ha riscontrato risultati favorevoli dell'ESWT rispetto al trattamento sham per dolore e funzione.
Un dato particolarmente interessante riguarda l'energia utilizzata: le onde d'urto ad alta energia sono risultate superiori a quelle a bassa energia per dolore, funzione e probabilità di riassorbimento completo della calcificazione.
A 12 settimane, l'alta energia ha mostrato una probabilità di completa risoluzione della calcificazione circa 2,5 volte superiore rispetto alla bassa energia.
La stessa revisione ha tuttavia classificato la certezza complessiva delle prove come molto bassa, evidenziando limiti metodologici degli studi disponibili.
Inoltre, le procedure percutanee eco-guidate di lavaggio della calcificazione possono ottenere risultati migliori dell'ESWT in determinati pazienti e momenti del follow-up.
Questo significa che la scelta terapeutica deve dipendere dalle caratteristiche della calcificazione e del paziente, non semplicemente dalla disponibilità di una determinata tecnologia.
Quella comunemente chiamata trocanterite viene oggi più correttamente inquadrata, in molti pazienti, all'interno della Greater Trochanteric Pain Syndrome (GTPS), che può comprendere tendinopatia dei glutei e altre strutture peri-trocanteriche.
Una meta-analisi del 2024 ha analizzato 8 studi randomizzati e 754 pazienti.
L'ESWT ha prodotto una maggiore riduzione del dolore rispetto agli altri trattamenti tra 2 e 4 mesi. Le onde d'urto focali hanno mostrato una maggiore riduzione del dolore rispetto alle radiali.
Tuttavia, sette degli otto studi presentavano un elevato rischio di bias e il miglioramento funzionale osservato a sei mesi non superava la soglia minima considerata clinicamente importante.
Un'altra meta-analisi pubblicata nello stesso anno ha raggiunto conclusioni più caute, non trovando differenze statisticamente significative rispetto ai controlli per dolore e funzione.
La conclusione corretta, quindi, non è che le onde d'urto "curano la trocanterite", ma che possono rappresentare un'opzione terapeutica in determinati pazienti con GTPS, generalmente integrata con la gestione dei carichi e l'esercizio terapeutico.
Anche l'epicondilalgia laterale, comunemente chiamata epicondilite o "gomito del tennista", è stata ampiamente studiata.
Una meta-analisi del 2024 ha confrontato ESWT e infiltrazioni locali di corticosteroidi.
Le infiltrazioni hanno mostrato risultati migliori nel brevissimo termine, a circa un mese.
L'ESWT ha invece mostrato risultati migliori a 3 e 6 mesi per dolore e alcuni parametri funzionali, con una bassa frequenza di eventi avversi in entrambi i gruppi.
Anche in questo caso la terapia deve essere inserita all'interno di una strategia riabilitativa più ampia e non considerata isolatamente.
Qui è necessario aggiornare in maniera importante molti articoli presenti online.
La tendinopatia achillea viene tradizionalmente indicata tra le condizioni trattabili con ESWT, ma una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026, comprendente 9 RCT e 557 partecipanti, ha ridimensionato l'efficacia del trattamento.
Per la tendinopatia inserzionale dell'Achille non è emerso un beneficio clinicamente significativo rispetto al trattamento sham.
Anche nella tendinopatia del tratto medio non sono state trovate differenze convincenti su dolore e disabilità nella maggior parte delle analisi.
Gli autori concludono quindi che, sulla base delle prove attuali, non emerge un beneficio clinicamente significativo complessivo dell'ESWT nella tendinopatia achillea.
È un esempio importante di come le indicazioni terapeutiche debbano essere continuamente rivalutate alla luce delle nuove evidenze.
Anche qui è importante distinguere.
Le evidenze sulle calcificazioni della spalla non devono essere automaticamente trasferite alla tendinopatia non calcifica.
Le revisioni sistematiche disponibili suggeriscono risultati più incerti per la tendinopatia della cuffia dei rotatori senza calcificazioni.
Questa distinzione è fondamentale nella scelta del trattamento.
Le onde d'urto focali ad alta energia trovano applicazione anche in alcune patologie ossee.
L'ISMST include tra le indicazioni:
Per il trattamento dell'osso, l'ISMST raccomanda onde d'urto focali ad alta energia associate a un adeguato sistema di localizzazione.
Si tratta però di indicazioni che richiedono un inquadramento medico specialistico e non vanno assimilate al trattamento fisioterapico di una comune tendinopatia.
È una semplificazione molto diffusa.
Nel caso delle calcificazioni tendinee, soprattutto della spalla, l'alta energia può favorire nel tempo la frammentazione e il riassorbimento del deposito calcifico.
Non è però corretto immaginare necessariamente la seduta come una sorta di "martello" che polverizza meccanicamente la calcificazione.
Gli effetti fisici e biologici dell'ESWT sono più complessi e il riassorbimento può verificarsi progressivamente nelle settimane o nei mesi successivi.
Durante la seduta può essere percepito dolore o fastidio, la cui intensità varia in base a:
L'intensità viene quindi regolata in funzione dell'obiettivo terapeutico e della tollerabilità.
Dopo la seduta possono comparire temporaneamente:
Le complicanze importanti sono considerate poco comuni quando il trattamento viene correttamente indicato ed eseguito, ma non è corretto definire l'ESWT completamente priva di rischi. Le linee guida ISMST riportano infatti anche rare complicanze descritte in letteratura.
Le controindicazioni dipendono anche dall'energia e dalla zona trattata.
Secondo le raccomandazioni ISMST, tra le principali condizioni da considerare figurano:
La presenza di una condizione clinica specifica deve quindi essere valutata prima del trattamento.
Non esiste un numero universale di sedute.
Il protocollo varia in funzione della patologia, della tecnologia utilizzata, dell'energia, della risposta clinica e delle caratteristiche del paziente.
Le linee guida ISMST riportano, per diverse applicazioni muscolo-scheletriche, protocolli comunemente compresi intorno a 3 sedute, con possibilità di arrivare in determinati casi fino a circa 5 trattamenti e intervalli generalmente di 1-2 settimane.
Non significa però che "tre sedute" siano la prescrizione corretta per ogni patologia.
Il protocollo deve essere individualizzato.
Un altro errore frequente è aspettarsi necessariamente un miglioramento immediato.
L'effetto clinico può svilupparsi progressivamente nelle settimane successive.
L'ISMST stessa raccomanda di informare il paziente che l'effetto può manifestarsi dopo settimane.
Per questo motivo valutare l'efficacia esclusivamente il giorno dopo la prima seduta può essere fuorviante.
Questa domanda parte da una premessa sbagliata: nella maggior parte delle tendinopatie non dovrebbe necessariamente essere “onde d'urto oppure fisioterapia”.
Le onde d'urto sono uno strumento.
La riabilitazione è un percorso.
Nelle tendinopatie persistenti è spesso necessario intervenire anche su:
Per questo alla FisioClinic di Genova le onde d'urto possono essere integrate, quando appropriate, con esercizio terapeutico e riabilitazione, invece di essere considerate automaticamente un trattamento isolato.
Presso FisioClinic – Centro Polispecialistico Colombo a Genova è disponibile il trattamento con onde d'urto focali/focalizzate.
La scelta di utilizzare le onde d'urto viene effettuata sulla base della patologia, delle caratteristiche del paziente, dell'eventuale diagnostica e degli obiettivi del percorso riabilitativo.
L'obiettivo non è semplicemente "fare le onde d'urto", ma comprendere se rappresentino realmente il trattamento appropriato per quella specifica condizione e come integrarle nel percorso di recupero.
Sono onde acustiche generate extracorporealmente e focalizzate a una determinata profondità nei tessuti. Vengono utilizzate in diverse patologie muscolo-scheletriche, soprattutto alcune tendinopatie croniche, calcificazioni e determinate patologie dell'osso.
Le onde focali concentrano l'energia in una determinata area e possono raggiungere strutture più profonde. Le radiali producono onde pressorie che si propagano maggiormente dalla superficie. La scelta dipende dalla patologia e dalla struttura da trattare; le focali non sono automaticamente superiori in ogni condizione.
Le revisioni sistematiche recenti indicano che l'ESWT può ridurre il dolore in alcuni pazienti con fasciopatia plantare persistente. L'efficacia dipende però dal protocollo e dalle caratteristiche del paziente.
Possono favorire il riassorbimento delle calcificazioni della cuffia dei rotatori. Una meta-analisi del 2024 ha rilevato risultati migliori con ESWT ad alta energia rispetto alla bassa energia per dolore, funzione e completa risoluzione della calcificazione, pur con una certezza complessiva delle prove molto bassa.
Possono essere utili in alcuni pazienti con sindrome dolorosa del grande trocantere/tendinopatia glutea. Le meta-analisi del 2024 mostrano però risultati non completamente concordanti e una qualità metodologica degli studi non ottimale.
Dipende dalla patologia e dal protocollo. In molte applicazioni muscolo-scheletriche vengono utilizzate circa 3 sedute, talvolta fino a 5, generalmente distanziate di 1-2 settimane. Il numero deve comunque essere personalizzato.
Durante il trattamento può essere avvertito un fastidio variabile. Energia e parametri vengono adattati alla patologia e alla tollerabilità del paziente.
Non necessariamente. Nelle tendinopatie vengono spesso utilizzate come parte di un programma più ampio che può comprendere esercizio terapeutico, progressione dei carichi e recupero funzionale.
Il miglioramento non è necessariamente immediato. In diversi pazienti l'effetto clinico si sviluppa progressivamente nelle settimane successive al trattamento.
Sono generalmente ben tollerate quando correttamente indicate ed eseguite. Possono comunque provocare dolore transitorio, arrossamento, gonfiore o piccoli ematomi e presentano specifiche controindicazioni.
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Le informazioni contenute nell'articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione medica o fisioterapica. Indicazione, tipologia di onde d'urto, energia e protocollo devono essere stabiliti sulla base della diagnosi e delle caratteristiche individuali.
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