
Il dolore cervicale, chiamato anche cervicalgia, è uno dei disturbi muscoloscheletrici più comuni nella popolazione adulta e rappresenta una frequente causa di dolore, limitazione nei movimenti e riduzione della qualità di vita.
Quando compare dolore al collo, soprattutto se persiste per alcuni giorni o tende a ripresentarsi, una delle domande più frequenti è:
“Ha senso fare una risonanza magnetica cervicale per capire qual è la causa del dolore?”
Nella maggior parte dei casi di dolore cervicale non complicato, in assenza di trauma significativo, sintomi neurologici importanti o altri segnali d'allarme, la risonanza magnetica non è necessariamente il primo esame da eseguire.
Questo non significa che la risonanza magnetica cervicale (RM) non sia utile. Al contrario, rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale quando esiste una precisa indicazione clinica.
Il problema nasce quando la RM viene utilizzata automaticamente per cercare una spiegazione anatomica a qualsiasi episodio di dolore cervicale.
Le evidenze scientifiche mostrano infatti un dato particolarmente importante:
protrusioni, bulging discali e modificazioni degenerative della colonna cervicale sono estremamente frequenti anche nelle persone che non presentano alcun dolore.
Di conseguenza, trovare un'alterazione alla risonanza magnetica non significa automaticamente aver identificato la causa della cervicalgia.
Vediamo quindi cosa ci dice la ricerca scientifica e soprattutto quando ha realmente senso fare una risonanza magnetica in caso di dolore cervicale.
Il dolore cervicale rappresenta un importante problema sanitario a livello mondiale.
Secondo un'analisi del Global Burden of Disease Study 2021, pubblicata su The Lancet Rheumatology nel 2024, nel 2020 circa 203 milioni di persone nel mondo convivevano con dolore cervicale.
A causa soprattutto dell'aumento e dell'invecchiamento della popolazione mondiale, il numero potrebbe raggiungere circa 269 milioni di persone entro il 2050. [1]
La cervicalgia non rappresenta quindi un problema raro, ma una delle condizioni muscoloscheletriche con maggiore impatto sulla popolazione.
Il dolore cervicale non corrisponde a una singola patologia.
In molti pazienti viene classificato come dolore cervicale aspecifico, cioè un quadro nel quale non è possibile attribuire i sintomi a una singola alterazione anatomica chiaramente identificabile.
Il dolore e la limitazione funzionale possono essere influenzati da diversi fattori, tra cui:
Questo significa che spesso è eccessivamente semplicistico pensare:
“Ho dolore al collo, quindi deve esserci qualcosa di danneggiato che la risonanza magnetica deve trovare.”
La relazione tra struttura anatomica e dolore è molto più complessa.
La risonanza magnetica cervicale è un esame diagnostico molto accurato che permette di visualizzare numerose strutture del rachide cervicale.
Tra queste:
La RM presenta inoltre il vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti.
È quindi un esame estremamente importante quando il medico deve approfondire una determinata ipotesi diagnostica.
Ma esiste una distinzione fondamentale:
la risonanza descrive molto bene l'anatomia, ma non può stabilire da sola quale struttura sia responsabile del dolore del paziente.
Per questo motivo il referto radiologico deve sempre essere interpretato insieme a storia clinica, sintomi ed esame obiettivo.
No.
Ed è probabilmente uno degli aspetti più importanti da comprendere quando si parla di dolore cervicale e risonanza magnetica.
Numerosi studi hanno dimostrato che modificazioni anatomiche e degenerative possono essere osservate anche in persone completamente asintomatiche.
Uno degli studi più interessanti è quello pubblicato da Nakashima e collaboratori su Spine nel 2015. [2]
I ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica cervicale 1.211 volontari sani senza sintomi neurologici.
I risultati sono particolarmente significativi:
In altre parole, una grande percentuale di persone senza alcun dolore cervicale presentava comunque alterazioni visibili alla risonanza magnetica.
Un altro studio condotto sulla stessa ampia popolazione di volontari ha mostrato che degenerazione e protrusione discale cervicale sono strettamente correlate all'età e che alcune modificazioni anatomiche possono essere presenti già nei soggetti più giovani. [3]
Uno studio longitudinale con un follow-up di circa 20 anni ha inoltre documentato come le modificazioni degenerative della colonna cervicale tendano a progredire nel tempo anche nelle persone inizialmente asintomatiche. [4]
Una revisione sistematica dedicata alla capacità dei reperti della risonanza magnetica di predire il futuro dolore cervicale non ha trovato evidenze sufficientemente coerenti per considerare le alterazioni dell'imaging, da sole, un indicatore affidabile della futura comparsa di cervicalgia. [5]
Il concetto fondamentale è quindi:
ciò che vediamo alla risonanza magnetica e ciò che il paziente percepisce non coincidono necessariamente.
Non necessariamente.
Leggere sul proprio referto termini come:
può comprensibilmente generare preoccupazione.
Tuttavia, molti di questi reperti diventano progressivamente più frequenti con l'età e possono essere osservati anche nelle persone che non hanno alcun sintomo.
Questo non significa che una protrusione o un'ernia cervicale non possano essere clinicamente rilevanti.
Significa invece che:
la loro semplice presenza alla RM non dimostra automaticamente che siano la causa del dolore.
Il medico deve verificare se il reperto anatomico sia realmente coerente con i sintomi, con la distribuzione del dolore e con i risultati dell'esame clinico.
In medicina, quindi, non si cura un'immagine: si cura la persona.
Secondo gli ACR Appropriateness Criteria® 2024, nell'adulto con dolore cervicale acuto o in aumento, senza trauma, senza radicolopatia e senza red flags, la risonanza magnetica cervicale non è generalmente considerata appropriata come esame iniziale. [6]
Questo significa che, in molti episodi di cervicalgia recente non complicata, partire direttamente dalla RM non rappresenta necessariamente la scelta migliore.
Il primo passaggio dovrebbe essere una valutazione clinica finalizzata a comprendere:
Solo successivamente può essere stabilito se sia necessario un approfondimento diagnostico.
La situazione cambia quando anamnesi ed esame clinico fanno sospettare condizioni nelle quali l'imaging può realmente contribuire alla diagnosi o modificare il trattamento.
La RM può essere particolarmente importante in presenza di deficit neurologici progressivi, sospetta mielopatia, infezione, neoplasia o determinati quadri di radicolopatia cervicale. [6]
Vediamo le situazioni principali.
È importante richiedere una valutazione medica quando compaiono sintomi neurologici significativi o progressivi, come:
In queste situazioni il medico può ritenere necessario eseguire ulteriori accertamenti.
La mielopatia cervicale è una condizione nella quale il midollo spinale può essere sottoposto a compressione o sofferenza.
Possibili segnali clinici comprendono:
La presenza di segni compatibili con mielopatia richiede valutazione medica tempestiva.
Dolore cervicale associato a determinati fattori clinici può rendere necessario escludere una possibile infezione.
Tra gli elementi che il medico può considerare vi sono:
In caso di sospetta infezione vertebrale, la risonanza magnetica può avere un ruolo diagnostico importante. [6]
Una precedente storia oncologica, perdita di peso inspiegabile, sintomi sistemici o altri elementi clinicamente sospetti possono rendere necessari ulteriori accertamenti.
È però importante evitare interpretazioni allarmistiche:
un singolo sintomo isolato non equivale automaticamente alla presenza di una patologia grave.
È la combinazione di anamnesi, fattori di rischio ed esame clinico a orientare il medico.
In seguito a un trauma importante, il percorso diagnostico è differente rispetto alla comune cervicalgia.
A seconda della dinamica, dell'età, dei sintomi e dell'esame clinico possono essere indicati diversi esami, come radiografia, TC o risonanza magnetica.
In questi casi è quindi necessaria una valutazione medica appropriata.
Un'altra distinzione importante riguarda dolore cervicale e radicolopatia cervicale.
La radicolopatia cervicale si verifica quando una radice nervosa cervicale viene irritata o compressa.
Può manifestarsi con:
La distribuzione dei sintomi e l'esame neurologico aiutano a comprendere se possa essere interessata una determinata radice nervosa.
In presenza di dolore cervicale cronico con radicolopatia, gli ACR Appropriateness Criteria 2024 considerano la RM cervicale senza mezzo di contrasto generalmente appropriata. [6]
Inoltre, la presenza di deficit neurologici obiettivi progressivi richiede un approfondimento medico.
Non esiste una durata precisa valida per tutti i pazienti.
Ed è importante chiarire un concetto:
il semplice fatto che il dolore persista non rappresenta automaticamente una red flag.
La durata dei sintomi deve essere interpretata insieme alle caratteristiche del dolore, all'evoluzione clinica e all'eventuale presenza di segni neurologici.
In determinati quadri di radicolopatia cervicale, se i sintomi non migliorano dopo un periodo appropriato di trattamento conservativo oppure se compaiono o progrediscono deficit neurologici, la RM può diventare utile per valutare eventuali alterazioni strutturali clinicamente correlate e orientare le successive decisioni terapeutiche. [7]
La domanda da porsi non dovrebbe quindi essere semplicemente:
“Dopo quanti giorni devo fare una risonanza?”
ma:
“Il risultato della risonanza può cambiare la diagnosi o la gestione del mio problema?”
La risonanza magnetica non è un esame pericoloso per il semplice fatto di essere eseguito e non utilizza radiazioni ionizzanti.
Il problema è un altro: effettuare un esame senza una precisa indicazione clinica può portare alla scoperta di reperti incidentali che non sono necessariamente responsabili dei sintomi.
Una persona potrebbe leggere nel proprio referto parole come “degenerazione”, “protrusioni multiple”, “discopatia” o “osteofiti” e interpretarle come la prova di avere una colonna cervicale gravemente danneggiata.
Come abbiamo visto, però, molti di questi reperti sono estremamente comuni anche nelle persone asintomatiche.
L'imaging dovrebbe quindi essere utilizzato quando può rispondere a una domanda clinica precisa e contribuire concretamente alla gestione del paziente.
Una corretta valutazione dovrebbe iniziare da un'accurata anamnesi.
Il professionista raccoglie informazioni su:
L'esame clinico viene quindi adattato alle caratteristiche del paziente.
Può comprendere:
Lo scopo non è semplicemente attribuire un nome al problema, ma individuare quali fattori siano clinicamente rilevanti e modificabili.
Il trattamento della cervicalgia dipende dalle caratteristiche del paziente, dalla durata del problema, dalla presenza o meno di sintomi neurologici e dalla diagnosi clinica.
Nei quadri muscoloscheletrici non complicati, la riabilitazione moderna tende a privilegiare un approccio personalizzato e progressivamente attivo.
L'esercizio terapeutico rappresenta una componente importante del percorso riabilitativo.
A seconda delle caratteristiche del paziente può essere utilizzato per migliorare:
Non esiste un unico esercizio efficace per tutte le cervicalgie.
Il programma dovrebbe essere personalizzato e progressivamente modificato sulla base della risposta clinica.
La terapia manuale può essere utilizzata in pazienti selezionati all'interno di un programma riabilitativo più ampio.
Può comprendere mobilizzazioni articolari e tecniche rivolte ai tessuti molli.
Una revisione Cochrane pubblicata nel 2025 sulla combinazione di terapia manuale ed esercizio per il dolore cervicale ha evidenziato possibili benefici su dolore e funzione rispetto al non trattamento, anche se la certezza dell'evidenza e l'entità degli effetti variano in funzione dei confronti analizzati. [8]
Questo dato suggerisce un principio importante:
la terapia manuale può rappresentare uno strumento del percorso riabilitativo, ma non dovrebbe necessariamente sostituire il recupero attivo attraverso esercizio e progressiva esposizione al movimento.
Un altro elemento importante del trattamento consiste nell'aiutare il paziente a comprendere meglio il proprio problema.
In molti casi di cervicalgia muscoloscheletrica non è necessario:
L'obiettivo della riabilitazione è piuttosto recuperare progressivamente:
movimento, capacità di carico, forza, fiducia e funzione.
Anche le attività lavorative e sportive possono essere gradualmente adattate e reintrodotte sulla base della risposta individuale.
All'interno di un centro fisioterapico possono essere disponibili diverse terapie fisiche strumentali, utilizzabili quando clinicamente indicate come supporto al percorso riabilitativo.
La loro eventuale indicazione deve essere stabilita dal professionista sulla base del quadro clinico individuale.
È però importante essere scientificamente corretti:
le terapie strumentali non dovrebbero essere considerate automaticamente il trattamento principale della cervicalgia né sostituire un programma riabilitativo basato sulla valutazione, sull'esercizio terapeutico e sul recupero della funzione.
Quando appropriate, possono essere inserite all'interno di un progetto terapeutico più ampio e personalizzato.
In realtà non si tratta di scegliere tra due strumenti equivalenti.
La valutazione clinica e la risonanza magnetica rispondono a domande differenti.
La visita permette di comprendere:
La risonanza magnetica fornisce invece informazioni anatomiche dettagliate.
Per questo motivo, in molti casi, il percorso corretto può essere sintetizzato così:
dolore cervicale → valutazione clinica → eventuale imaging se indicato → trattamento personalizzato.
Non necessariamente:
dolore cervicale → risonanza magnetica → trattamento.
Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, il paziente con dolore cervicale o cervicalgia può essere seguito attraverso un percorso personalizzato e multidisciplinare.
Quando necessario, la collaborazione tra medico fisiatra e fisioterapista permette di integrare valutazione medica, esame clinico e trattamento riabilitativo.
Il percorso può comprendere, in base alle caratteristiche del singolo paziente:
Se durante anamnesi o valutazione emergono elementi che richiedono ulteriori approfondimenti, il paziente viene indirizzato al medico per stabilire l'eventuale necessità di una risonanza magnetica cervicale o di altri esami diagnostici.
L'obiettivo non è quindi semplicemente individuare un'immagine anatomica anomala, ma comprendere il problema della persona e costruire il percorso più appropriato per recuperare movimento, funzione e qualità di vita.
Generalmente no. In presenza di dolore cervicale acuto senza trauma, radicolopatia o segnali d'allarme, le indicazioni ACR 2024 non considerano generalmente appropriata la RM cervicale come primo esame. La necessità dell'imaging deve essere stabilita sulla base del quadro clinico. [6]
No. Protrusioni e bulging discali sono molto frequenti anche nelle persone senza sintomi. Nello studio di Nakashima e collaboratori, l'87,6% dei 1.211 volontari asintomatici presentava almeno un bulging discale cervicale. [2]
Sì. Alterazioni discali possono essere presenti anche in persone completamente asintomatiche. Per questo motivo un reperto radiologico deve sempre essere interpretato insieme ai sintomi e all'esame clinico.
Non necessariamente. Il formicolio può avere diverse cause. Quando i sintomi seguono la distribuzione di una radice nervosa e sono associati ad altri reperti clinici può essere sospettata una radicolopatia cervicale, che necessita di un'appropriata valutazione.
Deficit neurologici progressivi, alterazioni della deambulazione o della coordinazione, segni compatibili con mielopatia, trauma significativo, febbre associata a fattori di rischio per infezione o altri elementi clinici suggestivi di patologia sistemica richiedono una valutazione medica.
Non automaticamente. La persistenza dei sintomi deve essere valutata nel contesto clinico. In alcuni quadri, soprattutto in presenza di radicolopatia persistente o deficit neurologici, la RM può diventare indicata.
In molti quadri di cervicalgia muscoloscheletrica non complicata sì, dopo un'appropriata valutazione clinica. Se emergono elementi che richiedono ulteriori approfondimenti, il paziente viene indirizzato al medico.
L'obiettivo della fisioterapia non dovrebbe essere necessariamente modificare l'immagine anatomica della protrusione. Il percorso riabilitativo mira soprattutto a migliorare dolore, mobilità, forza, capacità di carico e funzione.
Non esiste un trattamento identico per tutti. Nei quadri muscoloscheletrici non complicati possono essere utilizzati esercizio terapeutico, educazione, gestione progressiva del carico e, quando appropriato, terapia manuale e altre strategie riabilitative.
No. La risonanza magnetica utilizza campi magnetici e onde a radiofrequenza e non impiega radiazioni ionizzanti.
Sì, ma soltanto quando esiste una reale indicazione clinica.
La risonanza magnetica cervicale è uno strumento diagnostico estremamente importante, ma non è automaticamente necessaria ogni volta che compare dolore al collo.
Gli studi dimostrano che protrusioni, bulging e modificazioni degenerative sono molto frequenti anche nelle persone che non presentano sintomi.
Per questo motivo:
un'alterazione visibile alla risonanza magnetica non rappresenta automaticamente la causa del dolore cervicale.
In assenza di trauma significativo, radicolopatia o segnali d'allarme, la valutazione clinica rappresenta generalmente il primo passaggio.
Quando invece sono presenti deficit neurologici progressivi, sospetta mielopatia, infezione, neoplasia, trauma significativo o determinati quadri di radicolopatia, l'imaging può assumere un ruolo fondamentale.
Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, il nostro approccio parte dalla valutazione della persona e non dalla sola immagine radiologica, integrando quando necessario fisioterapia, visita fisiatrica e approfondimenti diagnostici.
L'obiettivo è individuare il percorso più appropriato per ogni paziente sulla base del quadro clinico e delle migliori evidenze scientifiche disponibili.
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dott. Andrea Motta – Fisioterapista
dott.ssa Camilla Gatti – Fisioterapista
dott.ssa Eleonora Pozzo – Fisioterapista
1. GBD 2021 Neck Pain Collaborators. Global, regional, and national burden of neck pain, 1990–2020, and projections to 2050: a systematic analysis of the Global Burden of Disease Study 2021. The Lancet Rheumatology. 2024;6(3):e142-e155. doi:10.1016/S2665-9913(23)00321-1.
2. Nakashima H, Yukawa Y, Suda K, et al. Abnormal findings on magnetic resonance images of the cervical spines in 1211 asymptomatic subjects. Spine. 2015;40(6):392-398. doi:10.1097/BRS.0000000000000775.
3. Nakashima H, Yukawa Y, Suda K, et al. Cervical disc protrusion correlates with the severity of cervical disc degeneration: a cross-sectional study of 1211 relatively healthy volunteers. Spine. 2015;40(13):E774-E779. doi:10.1097/BRS.0000000000000953.
4. Daimon K, Fujiwara H, Nishiwaki Y, et al. Twenty-year longitudinal follow-up MRI study of asymptomatic volunteers: the impact of cervical alignment on disk degeneration. Spine. 2018.
5. Hill L, Aboud D, Elliott J, et al. Do findings identified on magnetic resonance imaging predict future neck pain? A systematic review. The Spine Journal. 2018;18(5):880-891. doi:10.1016/j.spinee.2018.01.025.
6. American College of Radiology (ACR). ACR Appropriateness Criteria®: Cervical Pain or Cervical Radiculopathy. Revised 2024.
7. Childress MA, Becker BA. Nonoperative Management of Cervical Radiculopathy. American Family Physician. 2016;93(9):746-754.
8. Chacko N, Gross AR, Miller J, et al. Manual therapy with exercise for neck pain. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2025;12:CD011225. doi:10.1002/14651858.CD011225.pub2.
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