Lombalgia Acuta (Mal di Schiena): Cosa Fare Subito

Introduzione alla Mal di Schiena (Lombalgia)

Il mal di schiena, o lombalgia, è una delle condizioni muscolo-scheletriche più diffuse al mondo. Si stima che fino all’80% delle persone sperimenti almeno un episodio significativo di dolore lombare nel corso della vita. Non a caso rappresenta oggi la principale causa di disabilità sotto i 50 anni nei Paesi industrializzati e una delle prime cause di assenza dal lavoro.

Quando si parla di lombalgia, però, è importante chiarire un punto fondamentale: il termine indica semplicemente la sede del dolore, cioè la parte bassa della schiena, ma non ne identifica la causa. Dire “ho la lombalgia” non equivale a spiegare perché la schiena fa male.

Perché Viene il Mal di Schiena?

Contrariamente a quanto spesso si pensa, il mal di schiena è raramente causato da un singolo problema. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione multifattoriale, in cui fattori biomeccanici, muscolari, neurologici e persino emotivi si intrecciano tra loro.

Tra le cause muscolo-scheletriche più frequenti troviamo:

È però essenziale comprendere un concetto chiave supportato dalla letteratura scientifica: ernie discali e artrosi sono molto comuni anche in persone che non hanno dolore. Numerosi studi dimostrano che, superati i 40-50 anni, è frequente trovare protrusioni o segni degenerativi alla risonanza magnetica in soggetti completamente asintomatici.

Questo significa che la presenza di un’alterazione radiologica non equivale automaticamente alla causa del dolore.

Il Ruolo dello Stile di Vita

Negli ultimi anni il mal di schiena è stato definito una condizione biopsicosociale. Questo significa che non dipende solo dalla struttura della colonna vertebrale, ma anche da fattori come:

Lo stress e le emozioni non “inventano” il dolore, ma possono amplificarlo attraverso meccanismi di modulazione centrale ben documentati scientificamente. Il sistema nervoso, in presenza di condizioni di sovraccarico fisico ed emotivo, può diventare più sensibile, aumentando la percezione dolorosa.

Quando il Mal di Schiena non è di Origine Muscolo-Scheletrica

In una piccola percentuale di casi, il dolore lombare può essere legato a patologie non ortopediche, come:

Proprio per questo motivo è fondamentale un corretto inquadramento clinico e una diagnosi differenziale accurata.

Come si Manifesta il Mal di Schiena?

Il dolore lombare può presentarsi in modi molto diversi:

Dal punto di vista temporale si distingue in:

Il dolore cronico, in particolare, richiede un approccio più complesso e personalizzato.

Quando è Necessario Rivolgersi al Medico?

Le linee guida internazionali sono chiare: nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire subito radiografie o risonanze magnetiche.

Gli esami strumentali diventano indicati solo in presenza di specifici segnali di allarme, tra cui:

In assenza di questi segnali, la valutazione clinica rimane lo strumento più importante.

Come si Effettua la Diagnosi?

La diagnosi parte sempre da un’anamnesi dettagliata: quando è iniziato il dolore, dove si localizza, come varia durante la giornata, quali movimenti lo peggiorano o lo migliorano.

Segue l’esame obiettivo, che comprende:

Solo quando clinicamente necessario vengono prescritti esami come RX, risonanza magnetica, TAC o esami del sangue.

Qual è il Trattamento più Efficace?

Le più autorevoli linee guida internazionali (NICE, American College of Physicians, Lancet Low Back Pain Series) concordano su un punto fondamentale:

il trattamento di prima scelta per il mal di schiena è conservativo e basato sull’esercizio.

La fisioterapia moderna non si limita al massaggio, ma comprende:

Le tecniche possono includere mobilizzazioni articolari, terapia miofasciale, stabilizzazione lombare, idrokinesiterapia e, quando indicato, l’uso di tecnologie come tecarterapia, laser o terapia combinata.

L’evidenza scientifica è molto chiara: l’esercizio terapeutico è l’intervento con maggiore efficacia nel medio-lungo termine.

Perché il Movimento è Fondamentale?

Per anni si è pensato che il riposo fosse la soluzione. Oggi sappiamo che il riposo prolungato può rallentare il recupero.

Un programma di esercizi personalizzato:

Il movimento, se guidato correttamente, è il miglior alleato della schiena.

Quando Serve la Chirurgia?

L’intervento chirurgico è indicato solo in casi selezionati, come:

Non rappresenta la soluzione standard per la lombalgia comune.

I Falsi Miti più Diffusi

Molte convinzioni sul mal di schiena non sono supportate dalla scienza.
Non è vero che:

L’attività fisica regolare e un programma personalizzato restano la strategia più efficace.

Prevenzione: Cosa Possiamo Fare Concretamente?

La prevenzione del mal di schiena passa attraverso:

Conclusione

Il mal di schiena è una condizione complessa, multifattoriale e spesso influenzata dallo stile di vita. Non esiste una soluzione valida per tutti.

La chiave è un approccio personalizzato che integri:

Un percorso guidato da professionisti esperti non solo riduce il dolore, ma permette di recuperare funzione, sicurezza nei movimenti e prevenire le recidive nel tempo.

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Quando è Necessaria la Litoclasia Percutanea Ecoguidata nella Tendinite Calcifica della Spalla?

Introduzione alla Litoclasia

La litoclasia percutanea ecoguidata rappresenta oggi uno dei trattamenti più efficaci e risolutivi per alcune forme di tendinopatia calcifica della spalla, in particolare a carico della cuffia dei rotatori.
Non è però una procedura da eseguire automaticamente: la sua indicazione deve basarsi su criteri clinici, strumentali e funzionali ben precisi.

Presso la FisioClinic del Centro Colombo, la valutazione dell’indicazione alla litoclasia viene effettuata in modo specialistico dai fisiatri dott. Andrea Bertulessi dott. Vittorio Anfossi, in collaborazione con il team fisioterapico, per garantire un approccio appropriato e personalizzato.

Cos’è la Litoclasia Percutanea Ecoguidata

La litoclasia percutanea ecoguidata è una procedura mini-invasiva ambulatoriale che consente la frammentazione e l’aspirazione dei depositi di calcio presenti nei tendini della spalla, sotto guida ecografica.

L’obiettivo è:

Quando la Litoclasia è Indicata e Realmente Necessaria

Dolore acuto o cronico persistente

La litoclasia è indicata quando la tendinite calcifica provoca:

In questi casi, la sola fisioterapia può non essere sufficiente.

Fallimento della terapia conservativa

La procedura è indicata dopo il fallimento dei trattamenti conservativi, tra cui:

Generalmente si considera il fallimento quando dopo diversi mesi non si ottiene un miglioramento clinicamente significativo.

Calcificazioni sintomatiche e dolorose

La litoclasia è particolarmente efficace in presenza di:

Dimensioni della calcificazione

È spesso indicata quando la calcificazione:

Alternativa alla chirurgia

In molti casi la litoclasia rappresenta:

Quando la Litoclasia NON è Indicata

Non tutte le calcificazioni della spalla devono essere trattate con litoclasia.

Calcificazioni asintomatiche

Se la calcificazione:

 non è indicato alcun trattamento invasivo, ma solo monitoraggio.

Fasi di risoluzione spontanea

La litoclasia non è indicata quando:

In questi casi è preferibile continuare con un approccio conservativo.

L’Importanza della Valutazione Fisiatrica Specialistica

Stabilire se e quando eseguire una litoclasia non è una decisione automatica.
Presso la FisioClinic del Centro Colombo, la scelta viene effettuata dopo:

fisiatri dott. Andrea Bertulessi e dott. Vittorio Anfossi svolgono un ruolo centrale nel definire:

Litoclasia e fisioterapia: un percorso realmente integrato

È fondamentale chiarire un punto spesso frainteso: la litoclasia non sostituisce la fisioterapia, ma rappresenta una fase di un percorso terapeutico più ampio e integrato.

Nel trattamento della tendinopatia calcifica della spalla, le tecniche fisioterapiche rivestono un ruolo centrale sia prima che dopo un’eventuale litoclasia.

Prima della litoclasia, la fisioterapia può contribuire a:

Le principali metodiche fisioterapiche utilizzate includono:

Dopo la litoclasia, la fisioterapia diventa ancora più strategica. Anche quando la procedura risulta efficace, possono persistere residui infiammatori, alterazioni del movimento o compensi funzionali che, se non trattati, aumentano il rischio di dolore persistente o recidiva.

Un percorso riabilitativo mirato consente di:

In sintesi, la rieducazione motoria della spalla non è un’opzione accessoria, ma un passaggio indispensabile per il pieno recupero funzionale.
La combinazione tra litoclasia e fisioterapia rappresenta quindi l’approccio più efficace, basato su evidenze cliniche e orientato non solo all’eliminazione della calcificazione, ma soprattutto al ripristino completo della funzione della spalla.

Conclusione

La litoclasia percutanea ecoguidata è una procedura efficace e risolutiva solo quando correttamente indicata.
Non tutte le calcificazioni richiedono trattamento invasivo, ed è proprio la valutazione specialistica a fare la differenza tra un intervento utile e uno inutile.

Alla FisioClinic del Centro Colombo, l’approccio multidisciplinare con fisiatri e fisioterapisti garantisce decisioni basate su evidenze cliniche, esperienza e personalizzazione del trattamento.

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Lindsey Vonn: la Leggenda dello Sci che ha Sfidato il Corpo e l’Età per Tornare alle Olimpiadi

La storia di Lindsey Vonn, una delle sciatrici alpine più vincenti di sempre, ha catturato l’attenzione mondiale non solo per i suoi successi agonistici ma anche per la sua recente performance alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. A 41 anni, Vonn ha compiuto un ritorno sportivo straordinario, gareggiando nonostante una storia significativa di infortuni e un ginocchio già compromesso, mostrando una combinazione di determinazione atletica e resilienza psicofisica senza precedenti.

Un Ritorno Dopo il ritiro: la Lunga Strada Verso Milano-Cortina

Vonn aveva annunciato il ritiro dall’agonismo nel 2019, dopo anni di dolori cronici e numerosi interventi al ginocchio. Nel 2024 aveva subito una protesi parziale al ginocchio destro in titanio, un passo significativo che nel mondo medico viene definito protesi parziale del ginocchio (PKR), solitamente indicata per preservare la funzione dell’articolazione quando altre opzioni conservative non sono più sufficienti.

Contro ogni aspettativa, quella protesi non l’ha fermata: Vonn è tornata a competere ai massimi livelli in Coppa del Mondo, salendo più volte sul podio e dimostrando che, con un programma di riabilitazione intensivo e un condizionamento fisico di alto livello, è possibile competere anche dopo un intervento di questo tipo.

L’Infortunio Pre-Olimpiadi: Rottura del Legamento Crociato

Pochi giorni prima dell’inizio delle gare olimpiche, Lindsey Vonn ha subito una completa rottura del legamento crociato anteriore (LCA) del ginocchio sinistro durante una gara di Coppa del Mondo a Crans-Montana (Svizzera). Questo tipo di infortunio, comunemente associato a forte instabilità articolare, di solito richiede sospensione dell’attività agonistica per mesi e spesso un intervento chirurgico per il ripristino della stabilità.

Nonostante ciò, Vonn ha dichiarato di sentirsi stabile dopo una valutazione medica e un periodo di terapia fisica intensiva, e di voler provare comunque a gareggiare nella discesa libera olimpica, sostenuta anche da una ginocchiera (brace) che aumenta la stabilità passiva dell’articolazione durante la discesa ad alta velocità.

Il Rischio e la Fisiologia del Ginocchio Senza LCA

Dal punto di vista clinico, competere con un legamento crociato completamente rotto è considerato molto rischioso. Il LCA è fondamentale per la stabilità anteriore del ginocchio e per il controllo dei movimenti rotazionali. Senza di esso:

Medici ed esperti di medicina dello sport hanno definito la scelta di Vonn “rischiosa ma possibile” solo in casi di atleti di elite con controllo neuromuscolare superiore alla media e con forti compensi muscolari nei quadricipiti e nei muscoli posteriori della coscia.

La Gara Olimpica e l’Incidente

Durante la prova di discesa libera alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, Vonn ha perso il controllo pochi secondi dopo il via, cadendo violentemente. È stata evacuata in elicottero e trasportata in ospedale. I referti medici indicano una frattura alla gamba sinistra, insieme alle già presenti condizioni di crociato rotto e al ginocchio destro con protesi in titanio.

La caduta ha definitivamente compromesso quella che doveva essere la sua ultima corsa olimpica, ma l’intera vicenda ha riacceso il dibattito medico e sportivo su limiti, resilienza e rischi nella pratica sportiva di alto livello.

Perché Questa Storia è Significativa Anche in Fisioterapia

La vicenda di Lindsey Vonn tocca molti aspetti centrali nella pratica fisioterapica e nella medicina dello sport:

Riabilitazione avanzata dopo protesi articolari

La capacità di tornare a competere dopo una protesi parziale al ginocchio è possibile, ma richiede programmi di rieducazione neuromuscolare mirati e progressivi.

Gestione temporanea di lesioni gravi per tornare alla competizione

Il lavoro sul controllo articolare, la stabilizzazione dinamica e la forza muscolare compensativa è fondamentale quando strutture passive come i legamenti sono compromesse.

Valutazione dei rischi e decisione condivisa paziente-team medico-fisioterapista

Decidere se un atleta può competere non è un semplice sì o no: si basa su valutazioni funzionali, test di stabilità e considerazioni sui rischi a lungo termine.

Educazione del paziente e empowerment attraverso la conoscenza della lesione

Comprendere cosa implica un LCA rotto (instabilità, possibili complicanze a lungo termine) è importante non solo per il gesto sportivo ma per la qualità di vita post-carriera.

Conclusioni

La storia di Lindsey Vonn alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, con ginocchio con protesi, LCA rotto e ritorno agonistico a 41 anni, è più di una notizia sportiva: è un esempio potente di come fisioterapia, medicina dello sport e determinazione personale si intrecciano nell’affrontare e superare limiti fisici estremi.

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Stiramento del Nervo nello Sport: Sintomi, Tempi di Recupero e Fisioterapia

Introduzione allo Stiramento del Nervo

Cos’è lo stiramento di un nervo?

Lo stiramento del nervo nello sport è una lesione del sistema nervoso periferico causata da un’eccessiva trazione meccanica sul nervo. Nei casi più lievi viene definito neuraprassia, una condizione reversibile in cui la conduzione nervosa è temporaneamente alterata senza rottura delle fibre.

A differenza dei muscoli, i nervi hanno tempi di guarigione molto più lunghi, motivo per cui una gestione fisioterapica corretta è fondamentale per evitare complicanze e recuperare completamente la funzione.

Sintomi dello Stiramento Nervoso

I sintomi possono comparire subito dopo il trauma o nelle ore successive. I più comuni includono:

Negli sportivi, questo tipo di infortunio è frequente dopo movimenti bruschi, cadute, stiramenti forzati o traumi da contatto.

Perché un Nervo Guarisce più Lentamente di un Muscolo?

Il tessuto nervoso ha una capacità rigenerativa limitata. Quando il danno è più profondo della semplice neuraprassia, il nervo può rigenerarsi con una velocità media di circa 1 millimetro al giorno. Questo significa che il recupero può richiedere mesi, soprattutto negli arti inferiori o superiori dove le distanze sono maggiori.

Per questo motivo è essenziale non sottovalutare i sintomi neurologici dopo un infortunio sportivo.

Fase Acuta: Cosa Fare nei Primi Giorni

Nella fase iniziale l’obiettivo è proteggere il nervo e ridurre l’infiammazione.

Riposo Funzionale

È importante sospendere temporaneamente le attività che hanno causato lo stiramento, evitando movimenti che riproducono il dolore.

Gestione del Dolore

Su indicazione medica possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori o antidolorifici.

Ghiaccio

Applicazioni locali di ghiaccio per 15–20 minuti, più volte al giorno, possono aiutare a ridurre l’infiammazione nelle prime 48–72 ore.

Evitare Stretching Intenso

Nella fase iniziale l’allungamento forzato può aumentare l’irritazione del nervo e peggiorare i sintomi.

Fisioterapia per lo Stiramento del Nervo

La fisioterapia nello stiramento nervoso è il trattamento chiave per recuperare mobilità, sensibilità e forza.

Neurodinamica (Mobilizzazione Nervosa)

Gli esercizi di neurodinamica aiutano il nervo a scorrere correttamente nei tessuti circostanti, riducendo aderenze e compressioni. Sono movimenti delicati, progressivi e sempre guidati dal fisioterapista.

Stretching Leggero e Controllato

Viene introdotto gradualmente per ridurre le tensioni muscolari che possono comprimere o irritare il nervo.

Rinforzo muscolare mirato

I muscoli innervati dal nervo coinvolto tendono a indebolirsi. Il rinforzo progressivo aiuta a recuperare forza e coordinazione.

Terapie fisiche strumentali

Tecnologie come la Tecarterapia, la Laserterapia, la Magnetoterapia CEMP, la Terapia combinata Sin200, o la LIMFA © Therapy possono supportare il processo di guarigione, migliorando la circolazione locale e riducendo l’infiammazione dei tessuti circostanti.

Tempi di Recupero

I tempi variano in base alla gravità della lesione.

Tipo di lesioneTempo medio di recupero
Stiramento lieve (neuraprassia)1–3 settimane
Lesione moderata1–3 mesi
Lesione più importante3–6 mesi o più

Un miglioramento graduale è normale, mentre un peggioramento dei sintomi richiede una nuova valutazione clinica.

Quando Rivolgersi a uno Specialista

È importante consultare un medico specialista (neurologo o fisiatra) se compaiono:

In questi casi possono essere necessari esami diagnostici come l’Elettromiografia per valutare la conduzione nervosa e definire la gravità del danno.

L’Importanza della Fisioterapia Precoce

Intervenire presto con un percorso fisioterapico mirato riduce il rischio di:

Un recupero guidato permette allo sportivo di tornare all’attività in sicurezza, evitando ricadute.

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Come si Svolge una Sessione di Onde d’Urto Focali: Cosa Succede Davvero Durante il Trattamento?

Introduzione alle Onde d’Urto Focali Storz Medical

Le onde d’urto focali sono un trattamento non invasivo sempre più utilizzato in fisioterapia e medicina riabilitativa per il dolore muscolo-tendineo e le calcificazioni. Una delle domande più frequenti dei pazienti è:

“Ma cosa succede davvero durante una seduta di onde d’urto?”

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova) utilizziamo onde d’urto focali Storz Medical, azienda leader a livello mondiale nel settore delle tecnologie a onde d’urto, sinonimo di precisione, sicurezza ed efficacia.

Cosa Sono le Onde d’Urto Focali

Le onde d’urto focali sono impulsi acustici ad alta energia concentrati in un punto preciso del tessuto (da qui il termine focali). Non si tratta di elettricità né di ultrasuoni, ma di onde meccaniche che:

 stimolano la rigenerazione tissutale
 migliorano la vascolarizzazione
 modulano il dolore
 favoriscono i processi di guarigione biologica

Sono utilizzate soprattutto per tendinopatie cronichecalcificazioni e infiammazioni persistenti.

Quanto Dura una Seduta di Onde d’Urto Focali

Una seduta dura mediamente 10–15 minuti ed è una procedura:

Il paziente può tornare subito alle normali attività, con alcune indicazioni specifiche del professionista.

Come si Svolge una Seduta Passo Dopo Passo

Posizionamento del paziente

Il paziente viene fatto accomodare sul lettino, in posizione sdraiata o seduta a seconda della zona da trattare (spalla, ginocchio, tallone, ecc.).

La zona dolorosa viene esposta e rilassata per permettere una corretta applicazione del trattamento.


 Individuazione precisa della zona da trattare

Prima di iniziare, il professionista individua il punto esatto del dolore tramite:

Questo passaggio è fondamentale per rendere il trattamento efficace.


 Applicazione del gel

Viene applicato un gel conduttivo sulla pelle, simile a quello usato per le ecografie. Serve a trasmettere in modo ottimale le onde d’urto dal manipolo al tessuto.


 Erogazione delle onde d’urto

Il medico o il professionista sanitario utilizza un manipolo collegato al macchinario Storz Medical per inviare impulsi mirati nella zona da trattare.

Durante questa fase:

Il dolore è generalmente tollerabile e controllabile, e l’obiettivo non è “soffrire”, ma stimolare correttamente il tessuto.


 Fine della seduta

Una volta erogato il numero di impulsi programmati, la seduta termina. Non sono necessarie medicazioni né tempi di osservazione.

Dopo la Seduta: Cosa è Normale Sentire

Nelle ore o nei giorni successivi è possibile avvertire:

Questa reazione è normale e indica che il tessuto ha ricevuto uno stimolo biologico. Fa parte del processo di attivazione della guarigione.

Quante Sedute di Onde d’Urto Servono

Il trattamento non è “una seduta e via”. In genere si esegue un ciclo di 3–4 sedute, con cadenza settimanale.

Il numero può variare in base a:

Spesso le onde d’urto vengono integrate con fisioterapia ed esercizio terapeutico, per migliorare e stabilizzare i risultati.

Per Quali Problemi si Effettuano le Onde d’Urto Focali?

Le indicazioni più comuni sono:

 Tendinopatie croniche (spalla, gomito, rotuleo, Achilleo)
 Fascite plantare
 Calcificazioni tendinee
 Dolore inserzionale
 Infiammazioni persistenti che non migliorano con altre terapie

Onde d’urto Focali Storz Medical alla FisioClinic

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova) utilizziamo onde d’urto focali Storz Medical, azienda di riferimento mondiale nel settore.

Questa tecnologia garantisce:

 elevata precisione del punto focale
 controllo dell’energia erogata
 sicurezza e affidabilità clinica
 protocolli validati a livello internazionale

Il trattamento viene sempre inserito in un percorso riabilitativo personalizzato, non come terapia isolata.

Le Onde d’Urto Fanno Male?

È una delle domande più frequenti.

La risposta corretta è:
 possono essere fastidiose, ma l’intensità viene regolata per restare tollerabile.
Il fastidio dura pochi minuti e spesso diminuisce già nelle sedute successive.

Quando NON Sono Indicate

Le onde d’urto non sono indicate in caso di:

 gravidanza sulla zona trattata
 disturbi della coagulazione gravi
 tumori nella zona
 infezioni attive

La valutazione medica è sempre fondamentale.

Onde d’Urto Focali a Genova – FisioClinic Centro Colombo

Se soffri di un dolore tendineo che dura da mesi o di una calcificazione che limita il movimento, le onde d’urto focali Storz Medical possono essere una soluzione efficace.

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Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB): Cause, Sintomi e Cura con la Riabilitazione Vestibolare

Introduzione alla Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB)

La Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB) è la causa più frequente di vertigini di origine vestibolare. Si manifesta con brevi episodi di vertigine intensa che compaiono quando si cambia posizione della testa, ad esempio:

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova), i nostri fisioterapisti
Dott. Andrea Secchi e
Dott.ssa Francesca Tofani
eseguono manovre di riposizionamento e riabilitazione vestibolare, che nella maggior parte dei casi permettono la risoluzione del disturbo in poche sedute.

Cos’è la VPPB (Vertigine da Posizione)

La VPPB è un disturbo dell’orecchio interno caratterizzato da:

 vertigini rotatorie improvvise
 durata breve (pochi secondi, raramente oltre 1 minuto)
 scatenate da movimenti della testa
 assenza di calo dell’udito o acufeni

È definita “benigna” perché non è una malattia grave, ma può essere molto fastidiosa e aumentare il rischio di cadute, soprattutto nelle persone adulte o anziane.

Perché Viene la VPPB? (Cause)

All’interno dell’orecchio abbiamo piccoli cristalli di calcio chiamati otoliti. In condizioni normali si trovano in una zona precisa (utricolo e sacculo), dove aiutano a percepire i movimenti.

Nella VPPB, alcuni di questi cristalli si staccano e migrano nei canali semicircolari (soprattutto quello posteriore). Qui disturbano il funzionamento del sistema dell’equilibrio, creando una falsa sensazione di movimento.

Questo fenomeno si chiama canalolitiasi.

Fattori di Rischio della VPPB

La vertigine posizionale può comparire più facilmente in caso di:

Spesso però compare senza una causa precisa apparente.

Sintomi Tipici della Vertigine Posizionale

I sintomi più comuni sono:

Vertigine rotatoria breve

Sensazione che la stanza giri, tipicamente:

Nausea

Può accompagnare la vertigine, raramente vomito.

Instabilità

Dopo l’episodio si può avvertire:

 Non sono tipici della VPPB:

In presenza di questi sintomi, è necessaria una valutazione medica urgente.

Come si Effettua la Diagnosi di VPPB

La diagnosi è clinica e si basa su:

Racconto dei sintomi
 Osservazione del nistagmo (movimento involontario degli occhi)
 Test posizionali come la manovra di Dix-Hallpike

Durante questo test, il paziente viene accompagnato in una posizione che può scatenare la vertigine: la comparsa di vertigine e nistagmo conferma la diagnosi e aiuta a capire quale canale è coinvolto.

Nella maggior parte dei casi non servono risonanze o esami strumentali, salvo presenza di segni atipici.

Cura della VPPB: le Manovre che “Rimettono a Posto” i Cristalli

La terapia più efficace per la vertigine posizionale è rappresentata dalle manovre di riposizionamento degli otoliti, che guidano i cristalli fuori dai canali semicircolari riportandoli nella sede corretta.

Le principali sono:

 Manovra di Epley

La più utilizzata per il canale semicircolare posteriore.

 Manovra di Semont

Alternativa efficace in alcuni casi.

 Esercizi di Brandt-Daroff

Utili come supporto domiciliare.

Queste manovre sono rapide, non invasive e altamente efficaci.

In Quante Sedute si Guarisce dalla VPPB?

Una delle domande più frequenti è:

“Quante sedute servono per far passare la vertigine?”

Nella maggior parte dei casi:
 miglioramento già dalla prima seduta
 risoluzione completa in 1–3 trattamenti

Alcune situazioni possono richiedere più sedute o esercizi di riabilitazione vestibolare per stabilizzare l’equilibrio.

Riabilitazione Vestibolare dopo la VPPB

Dopo la fase acuta, alcune persone possono mantenere:

In questi casi, la riabilitazione vestibolare aiuta a:
 recuperare sicurezza nei movimenti
 migliorare equilibrio e postura
 ridurre il rischio di recidive

Trattamento della Vertigine Posizionale a Genova – FisioClinic Centro Colombo

Presso FisioClinic – Centro Colombo, la VPPB viene trattata con un approccio specialistico da:

Dott. Andrea Secchi – Fisioterapista
Dott.ssa Francesca Tofani – Fisioterapista

Entrambi eseguono:

L’obiettivo è risolvere la vertigine nel minor numero di sedute possibile, in sicurezza e con indicazioni precise per la gestione a casa.

Quando Rivolgersi Subito al Medico

La vertigine NON va gestita come VPPB se compaiono:

 vertigine continua per ore
debolezza a un lato del corpo
 forte mal di testa improvviso
perdita dell’udito improvvisa

In questi casi serve valutazione medica urgente.

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Dry Needling: Cos’è, a Cosa Serve e Quando è Utile per il Dolore Muscolare (Trigger Point)

Introduzione al Dry Needling

Il Dry Needling (in italiano “puntura a secco”) è una tecnica utilizzata nel trattamento del dolore miofasciale e dei Trigger Point muscolari, spesso responsabili di rigidità, indolenzimento e dolore localizzato o “riflesso” a distanza.

Presso la FisioClinic del Centro Colombo (Genova) questa tecnica viene eseguita dal nostro Fisiatra Dott. Andrea Bertulessi, all’interno di un percorso completo di diagnosi, trattamento e riabilitazione.

Cos’è il Dry Needling (Puntura a Secco)

Il Dry Needling è una procedura che prevede l’introduzione di un ago sterile monouso molto sottile all’interno del muscolo, con l’obiettivo di stimolare e disattivare i Trigger Point (i classici “nodi” o “cordoni” dolorosi).

Si chiama “dry” (secco) perché non prevede iniezione di farmaci, a differenza delle infiltrazioni.

In parole semplici: l’ago serve come stimolo meccanico/neuromuscolare per “sbloccare” una zona contratta e ipersensibile.

Trigger Point: Cosa Sono e Perché Possono Causare Dolore

Trigger Point sono aree muscolari:

Quando i Trigger Point sono presenti e attivi, si parla spesso di:

Sindrome dolorosa miofasciale (Myofascial Pain Syndrome)

Questa condizione può rendere difficili attività quotidiane come:

Dry Needling e Dolore Miofasciale: Funziona Davvero?

Le evidenze scientifiche suggeriscono che il Dry Needling possa essere efficace nel ridurre il dolore associato ai Trigger Point e migliorare la funzionalità, soprattutto quando inserito in un programma riabilitativo ben strutturato.

Un riferimento classico è la pubblicazione del Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy (JOSPT), che riporta come il Dry Needling possa contribuire a ridurre il dolore miofasciale correlato ai Trigger Point.

In letteratura, inoltre, le revisioni recenti sul dolore miofasciale includono il Dry Needling tra le opzioni potenzialmente utili (con efficacia variabile a seconda di distretto, tecnica e contesto clinico).

Il punto chiave (che spesso manca online) è questo:

Il Dry Needling raramente è “la cura” da solo. Funziona meglio come acceleratore del percorso, abbinato a esercizio terapeutico, mobilità, rinforzo e gestione dei carichi.

“Scossa” o Contrazione: Cosa Significa Quando Succede?

Durante la seduta può avvenire una contrazione rapida involontaria del muscolo (“local twitch response”), percepita dal paziente come:

È un fenomeno frequente e non necessariamente negativo: alcuni studi lo associano alla buona risposta sul Trigger Point.

A Cosa Serve il Dry Needling? (Indicazioni più Comuni)

Il Dry Needling viene usato soprattutto quando c’è:

Dolore muscolare persistente

Trigger Point attivi

Riduzione della mobilità

Dolore in sportivi

Per Quali Zone del Corpo è Più Richiesto?

In clinica, i distretti più frequenti sono:

Sono le aree dove più spesso i Trigger Point generano dolore e rigidità funzionale.

Differenza tra Dry Needling e Agopuntura

Questa è una delle ricerche più comuni (“dry needling vs agopuntura”).

Dry Needling

Agopuntura

In pratica: possono usare aghi simili, ma hanno finalità cliniche e razionali diversi.

Come si Svolge una Seduta di Dry Needling in FisioClinic

Presso FisioClinic del Centro Colombo, la procedura viene integrata in un percorso clinico serio e completo:

1) Valutazione clinica

2) Trattamento con Dry Needling

3) Rivalutazione immediata

4) Indicazioni post-seduta

Dopo il Dry Needling: Cosa si Prova?

È normale avvertire:

Di solito dura 24–48 ore.

Dry Needling: Rischi, Effetti Collaterali e Sicurezza

Come ogni procedura con ago, esistono rischi.

Gli effetti avversi più comuni sono lievi (dolore locale, lividi, sanguinamento minimo). Tuttavia, seppur rara, esiste una complicanza possibile e seria come il pneumotorace (soprattutto in trattamenti in zone toraciche) riportata anche in letteratura recente.

Proprio per questo è fondamentale che il Dry Needling venga eseguito:

Chi non Dovrebbe Farlo? (Controindicazioni e Cautela)

Serve particolare attenzione in caso di:

In questi casi la valutazione medica è essenziale.

Dry Needling: è Doloroso?

Dipende da:

In generale:

Quante Sedute Servono?

Non esiste un numero “standard”.

In media:

Se fai solo Dry Needling ma non modifichi carichi/postura/forza, è facile che il problema ritorni.

Il Vero Approccio Efficace: Dry Needling + Riabilitazione

Un contenuto molto utile (e che migliora ranking e conversione) è chiarire questo concetto:

 Il Dry Needling “sblocca”
 L’esercizio “stabilizza”
 La fisioterapia “consolida”
 La prevenzione “evita recidive”

Quindi ha molto senso inserirlo in un percorso FisioClinic.

Dry Needling alla FisioClinic – Centro Colombo Genova

Presso la FisioClinic del Centro Colombo il Dry Needling viene eseguito dal nostro Fisiatra Dott. Andrea Bertulessi, in modo appropriato e personalizzato in base a:

FAQ sul Dry Needling (domande frequenti)

Il Dry Needling è un’infiltrazione?
No, non vengono iniettati farmaci.

Può aiutare anche se ho dolore da mesi?
Spesso sì, soprattutto nei dolori miofasciali cronici.

È normale stare peggio il giorno dopo?
Sì: può esserci indolenzimento 24–48 ore.

È una terapia definitiva?
È uno strumento efficace, ma va integrato con riabilitazione e gestione dei carichi.

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Magnetoterapia CEMP: Perché va Effettuata Molte Ore al Giorno (4 – 8 ore)?

Introduzione alla Magnetoterapia Cemp

Se ti è stata prescritta la magnetoterapia CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati), è normale chiedersi:

“Perché devo farla così tante ore al giorno? Non bastano 20–30 minuti?”

La risposta è semplice (e importante): la magnetoterapia CEMP non è un trattamento “immediato”, ma lavora su processi biologici lenti e profondi, come la rigenerazione ossea e il recupero cellulare. Per questo motivo deve essere eseguita con molte ore di esposizione quotidiana, spesso da 4 a 8 ore, oppure per tutta la notte.

Presso FisioClinic Centro Colombo (Genova):

Cos’è la Magnetoterapia CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati)

La magnetoterapia CEMP utilizza campi elettromagnetici a bassa frequenza per stimolare risposte biologiche nei tessuti, in particolare:

È una terapia molto usata perché può essere ripetuta quotidianamente e integrata facilmente con altri percorsi riabilitativi.

Perché la Magnetoterapia va Fatta Tante Ore? (il Concetto Chiave)

A differenza di terapie più “rapide” (come tecar, laser, massoterapia), la magnetoterapia CEMP non punta ad un effetto analgesico immediato.

La magnetoterapia funziona per accumulo.

Questo significa che:

Il corpo ha bisogno di tempo per attivare e mantenere la risposta cellulare indotta dal campo magnetico.

I 5 Motivi Principali per Cui Servono 4–8 Ore al Giorno

La “ricarica cellulare” è lenta (ripolarizzazione delle membrane)

Uno dei meccanismi più noti della magnetoterapia è la capacità di favorire la ripolarizzazione delle membrane cellulari.

Quando esiste un danno (trauma, infiammazione, edema, frattura), le cellule possono ridurre la propria efficienza metabolica: è come se avessero meno energia disponibile.

Il campo magnetico aiuta le cellule a “rientrare in equilibrio”, ma è un processo:

Per questo sono necessarie diverse ore al giorno, tutti i giorni.

Le Patologie Ossee Hanno Tempi Biologici Lunghi

La magnetoterapia è particolarmente indicata nei problemi ossei, perché il tessuto osseo:

Esempi tipici:

L’obiettivo è stimolare l’osteogenesi (formazione di nuovo tessuto osseo), che non può avvenire in “mezz’ora”.

Nelle Patologie Croniche Serve Continuità (NON “Sedute Spot”)

Molti pazienti iniziano la magnetoterapia per condizioni croniche come:

In questi casi, l’efficacia dipende molto dalla somma degli stimoli nel tempo.

È proprio la continuità a fare la differenza:

La Magnetoterapia NON è un Antidolorifico “Istantaneo”

Qui è importante sfatare un equivoco.

Non è: “faccio magneto e mi passa il dolore subito”
È: “faccio magneto per stimolare un recupero biologico reale”

Certo, molti pazienti riferiscono anche un miglioramento sintomatico, ma l’obiettivo principale è:

I Risultati Veri si Vedono Dopo Settimane (30–60 giorni)

Un parametro fondamentale, spesso sottovalutato:

i risultati più affidabili compaiono spesso dopo 30–60 giorni di trattamento quotidiano.

Per questo molti protocolli prevedono:

Se un paziente la fa “ogni tanto” o per pochi minuti, è molto probabile che dica:

“non funziona”

In realtà non è stato raggiunto il dosaggio terapeutico (dose-time) necessario.

Perché il Noleggio è Spesso la Soluzione Migliore

La magnetoterapia CEMP richiede tempo, quindi farla in studio tutti i giorni è poco pratico.

Il noleggio domiciliare permette di:

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova noleggiamo magnetoterapia professionale:

Con indicazioni chiare su:

Magnetoterapia in Ambulatorio: LIMFA © Therapy 

Oltre al noleggio, in FisioClinic possiamo integrare il percorso con:
 trattamenti in ambulatorio tramite LIMFA © Therapy 

Questo può essere utile soprattutto quando:

Importante: il percorso migliore spesso è combinare:

Magnetoterapia: ci Sono Rischi se la Faccio Tante ore?

In genere, non esiste il concetto di “sovradosaggio tossico” come per un farmaco. Proprio per questo viene prescritta per molte ore.

Tuttavia è fondamentale che sia:

Esempi di situazioni da segnalare sempre:

Quindi sì: le lunghe sessioni sono normalmente considerate sicure, ma vanno sempre eseguite su indicazione medica.

FAQ SEO (Domande Frequenti)

Quante ore al giorno bisogna fare magnetoterapia CEMP?

Spesso 4–8 ore al giorno oppure durante tutta la notte. Il numero di ore dipende dalla patologia e dalla prescrizione medica.

Dopo quanto tempo fa effetto la magnetoterapia?

Molti pazienti notano cambiamenti dopo alcune settimane. Nei protocolli più comuni si parla di 30–60 giorni di utilizzo quotidiano.

Meglio magnetoterapia di giorno o di notte?

La notte è spesso ideale perché consente di raggiungere più ore senza interferire con lavoro e attività quotidiane.

Se la faccio solo 30 minuti serve a qualcosa?

Nelle patologie ossee o croniche, spesso 30 minuti non bastano per ottenere un effetto clinico significativo (salvo indicazioni specifiche).

Conclusione: la Magnetoterapia Funziona se “Dosi il Tempo”

La magnetoterapia CEMP è una terapia efficace solo se viene eseguita con un numero di ore adeguato e con continuità.

È come un percorso: non si ottiene un risultato biologico profondo con una singola seduta breve.

Se vuoi iniziare un ciclo di magnetoterapia, presso FisioClinic Centro Colombo Genova puoi:

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Spina Calcaneare e Sperone Calcaneare: Differenze, Sintomi e Trattamento Efficace con Onde d’Urto Focali Storz Medical

Introduzione alla Spina e allo Sperone Calcaneare

La spina calcaneare e lo sperone calcaneare sono due condizioni molto comuni che possono provocare dolore al tallone e limitare camminata, sport e vita quotidiana. Spesso vengono usati come sinonimi perché in entrambi i casi si tratta di una crescita ossea benigna (esostosi) sul calcagno, ma esiste una differenza importante: la localizzazione.

Capire se si tratta di spina o sperone è fondamentale per impostare la cura giusta: il dolore, infatti, non dipende sempre dall’osso in sé, ma soprattutto dall’infiammazione dei tessuti circostanti.

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova, la gestione è basata su un approccio combinato ed efficace: onde d’urto focali Storz Medical + esercizio terapeutico + terapia manuale, per ridurre l’infiammazione e recuperare la funzionalità.

Spina Calcaneare e Sperone Calcaneare: Sono la Stessa Cosa?

Non proprio. Entrambi sono “speroni ossei” del calcagno, ma:

In entrambi i casi il problema nasce quasi sempre da trazioni ripetute e sovraccarico su:

Cos’è la Spina Calcaneare (Inferiore/Plantare)

Dove si trova

La spina calcaneare plantare si sviluppa sulla parte inferiore del calcagno, cioè nella zona d’appoggio del tallone.

Qual è la causa principale

È spesso associata alla fascite plantare, cioè l’infiammazione della fascia plantare (la struttura che sostiene l’arco del piede).

Sintomi tipici

Cos’è lo Sperone Calcaneare (Posteriore)

Dove si trova

Lo sperone calcaneare posteriore si forma sulla parte posteriore-superiore del calcagno, vicino all’inserzione del tendine d’Achille.

Qual è la causa principale

È spesso legato a:

Sintomi tipici

Punti in Comune tra Spina e Sperone Calcaneare

Natura

Entrambi sono esostosi benigne, quindi non tumori e non condizioni “gravi” in sé.

Meccanismo

Sono favoriti da:

Il dolore NON dipende solo dall’osso

Questo punto è cruciale:
 molte persone hanno spina/sperone ma non hanno dolore.

Quando invece compare dolore, spesso la causa reale è l’infiammazione dei tessuti:

Diagnosi: a Chi Rivolgersi per Spina o Sperone calcaneare

Per una diagnosi corretta (e per distinguere spina, sperone e altre cause di tallonite) presso il nostro centro puoi rivolgerti a:

Fisiatria

Ortopedia

Il medico potrà indicare gli esami più utili e la terapia più appropriata.

Esami utili (Radiografia o Ecografia?)

In pratica: si può avere la spina alla lastra ma dolore dovuto alla fascite, ed è proprio lì che bisogna intervenire.

Trattamento Efficace: Come si Cura Davvero l’Infiammazione del Tallone

Il primo passo per risolvere la sintomatologia dolorosa è ridurre l’infiammazione e stimolare la rigenerazione dei tessuti, non “combattere l’osso”.

Il nostro approccio consigliato

Presso FisioClinic Centro Colombo Genova il percorso più efficace è:

1) Onde d’urto focali (Storz Medical)

Le onde d’urto focali Storz Medical rappresentano il primo step nei casi più frequenti di:

Obiettivi delle onde d’urto focali:

2) Esercizio terapeutico personalizzato

Indispensabile per:

3) Terapia manuale

Utile per:

Perché non Basta il Riposo (e Perché Spesso il Dolore Torna)?

Qui ti sfido un attimo su una convinzione comune: molti pensano che “basta riposare e passa”.

In realtà:

Se non migliori carico, mobilità e forza, l’infiammazione tende a cronicizzare.

Quando Preoccuparsi: Segnali da Valutare

Contatta un professionista se:

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