La Fascite Plantare: Cause, Sintomi e Trattamento

Che cos’è la Fascite Plantare?

La fascite plantare è una condizione dolorosa che coinvolge l’infiammazione del tessuto connettivo chiamato fascia plantare, che si estende lungo la parte inferiore del piede, collegando il tallone all’avampiede. Questa fascia è essenziale per sostenere l’arco longitudinale del piede e assorbire gli impatti durante la deambulazione.

La fascite plantare è spesso associata a sintomi come dolore acuto o sordo nella zona del tallone, che può essere più intenso al mattino o dopo lunghi periodi di inattività. Il dolore può migliorare durante l’attività fisica ma peggiorare dopo un intenso sforzo. Altri sintomi possono includere rigidità e sensibilità nella parte inferiore del tallone o lungo l’arco plantare.

Possibili cause della fascite plantare

La fascite plantare può essere causata da una combinazione di fattori. Alcune possibili cause includono:

Sovraccarico o stress ripetitivo

Attività che coinvolgono l’uso eccessivo dei piedi, come la corsa su superfici dure, il salto o la camminata prolungata, possono mettere pressione sulla fascia plantare e causare microtraumi ripetuti che portano all’infiammazione.

Anomalia biomeccanica del piede

Piedi piatti, arcata plantare alta o bassa, eccessiva pronazione (rotazione interna del piede verso l’interno) o supinazione (rotazione esterna del piede verso l’esterno) possono alterare la distribuzione del peso sul piede e aumentare lo stress sulla fascia plantare.

Scarpe inadeguate

Calzature che offrono poco supporto all’arco plantare, scarpe con suola troppo rigida o troppo flessibile, o tacchi alti possono contribuire alla fascite plantare, poiché non forniscono adeguato supporto e ammortizzazione.

Eccessivo peso corporeo

Il sovrappeso o l’obesità aumentano la pressione sui piedi durante la deambulazione, aumentando il rischio di sviluppare fascite plantare.

Cambiamenti nell’attività fisica

Aumentare improvvisamente l’intensità o la durata dell’attività fisica può sovraccaricare la fascia plantare, portando all’infiammazione.

Scarso riscaldamento o stretching

Non eseguire un adeguato riscaldamento prima dell’attività fisica o non fare stretching dei muscoli del piede e della gamba può aumentare il rischio di lesioni, inclusa la fascite plantare.

Fattori genetici

Alcune persone possono avere una predisposizione genetica a sviluppare problemi muscolo-scheletrici come la fascite plantare.

Sintomatologia

La fascite plantare è una condizione dolorosa che coinvolge l’infiammazione della fascia plantare, il tessuto connettivo che si estende lungo la parte inferiore del piede, dal tallone all’avampiede. La sintomatologia associata alla fascite plantare può variare da persona a persona, ma i sintomi più comuni includono:

Dolore al tallone

Il sintomo più comune è il dolore nella zona del tallone, spesso localizzato nella parte inferiore del calcagno. Il dolore può essere descritto come sordo o acuto e può variare in intensità da lieve a severo.

Dolore al mattino

Molti pazienti avvertono dolore al tallone al mattino appena svegli, quando mettono i piedi a terra per la prima volta. Questo può essere particolarmente pronunciato dopo un periodo di inattività durante la notte.

Dolore durante la deambulazione

Il dolore può peggiorare durante la deambulazione o durante attività che mettono pressione sulla fascia plantare, come camminare, correre o stare in piedi per lunghi periodi.

Sensibilità al tocco

La zona intorno al tallone può essere sensibile al tocco e può essere dolorante quando viene palpata.

Rigidità o dolore durante il movimento

La fascite plantare può causare rigidità o dolore durante il movimento del piede, specialmente quando si flette o si estende il piede.

Sensazione di bruciore o fastidio

Alcune persone possono sperimentare sensazioni di bruciore o fastidio nella parte inferiore del tallone o lungo la fascia plantare.

Diagnosi

La diagnosi della fascite plantare può essere effettuata principalmente da specialisti in ortopediafisiatria o reumatologia. Di solito, la diagnosi viene stabilita attraverso un’accurata anamnesi del paziente e un esame fisico, che possono includere i seguenti passaggi:

Storia clinica

Il medico o il professionista sanitario inizia con una storia clinica dettagliata, durante la quale chiede al paziente di descrivere i sintomi che sta sperimentando, quando sono iniziati, la loro gravità e qualsiasi fattore scatenante o peggiorante.

Esame fisico

Viene eseguito un esame fisico completo del piede, che può includere la palpazione del tallone e della fascia plantare per valutare la sensibilità, la presenza di dolore e altre anomalie. Il medico può anche valutare l’ampiezza dei movimenti articolari e la stabilità del piede.

Test specializzati

In alcuni casi, il medico può richiedere test di imaging come radiografie, ecografie o risonanza magnetica (RM) per escludere altre condizioni o per confermare la diagnosi di fascite plantare. Questi test possono aiutare a visualizzare eventuali anomalie strutturali nel piede e nell’arco plantare, nonché a valutare l’estensione del danno alla fascia plantare.

Esclusione di altre condizioni

È importante escludere altre condizioni che possono causare sintomi simili, come il neuroma di Morton, lo sperone calcaneare, la tendinite d’Achille o l’artrosi dell’articolazione del piede.

Una volta completata la valutazione, il medico sarà in grado di formulare una diagnosi e sviluppare un piano di trattamento personalizzato per gestire i sintomi della fascite plantare.

Trattamenti Fisioterapici

I trattamenti fisioterapici per la fascite plantare possono essere utilizzati per alleviare il dolore, migliorare la funzionalità del piede e accelerare il processo di guarigione. Alcuni dei trattamenti fisioterapici comunemente utilizzati includono:

Trattamento chirurgico e infiltrativo per la fascite plantare

Il trattamento chirurgico e infiltrativo può essere considerato per la fascite plantare nei casi in cui le terapie conservative non producono risultati soddisfacenti e il paziente continua a soffrire di dolore cronico e disabilità. Ecco un’overview dei due approcci:

Terapia infiltrativa

La terapia infiltrativa coinvolge l’iniezione di farmaci direttamente nella zona interessata per ridurre l’infiammazione e il dolore. I farmaci comunemente utilizzati includono corticosteroidi, anestetici locali o agenti sclerosanti. Le iniezioni possono essere eseguite in ambulatorio o in sala operatoria sotto guida ecografica per garantire la precisione e la sicurezza del trattamento.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico per la fascite plantare è riservato ai casi più gravi e persistenti in cui le terapie conservative non hanno avuto successo nel alleviare il dolore e migliorare la funzionalità del piede.

Entrambi i trattamenti possono comportare rischi e complicazioni, e la decisione di procedere con un trattamento chirurgico o infiltrativo dovrebbe essere presa dopo una valutazione completa da parte di un medico specializzato nel trattamento delle patologie del piede e dell’arto inferiore. È importante discutere attentamente i potenziali benefici e rischi di ciascuna opzione di trattamento con il proprio medico per prendere una decisione informata e individuale.

Medicina rigenerativa ( o P.R.P.) per la fascite plantare

Il trattamento con PRP è stato utilizzato anche per la fascite plantare, sebbene la sua efficacia sia ancora oggetto di studio e dibattito nella comunità medica. Tuttavia, alcuni studi e prove aneddotiche suggeriscono che il PRP possa essere utile nel trattamento della fascite plantare, soprattutto nei casi in cui le terapie conservative non hanno avuto successo nel fornire sollievo dal dolore e migliorare la funzionalità del piede.

Il PRP può funzionare nella fascite plantare attraverso diversi meccanismi:

Anche se ci sono segnalazioni di successo nell’uso del PRP per trattare la fascite plantare, è importante notare che i risultati possono variare da persona a persona

La Storia della Terapia Manuale

Fisioterapia, Osteopatia e Chiropratica: cosa le differenzia?

A cura del dott. Andrea Secchi – Fisioterapista presso FisioClinic – Centro Colombo Genova

Introduzione alla Terapia Manuale

Fisioterapia, osteopatia e chiropratica sono discipline che condividono una base comune — la terapia manuale — ma si distinguono per formazione, approccio clinico e obiettivi terapeutici.
Conoscere le differenze è fondamentale per scegliere il trattamento più indicato in base al tipo di dolore o disturbo.

La Terapia Manuale: un’Arte Antica e Scientifica

Fin dai tempi di Ippocrate e Galeno, la terapia manuale era parte integrante della medicina.
Nel corso dei secoli, figure come Ambroise ParéEdgar Cyriax e James Mennell hanno trasformato le manipolazioni articolari in una pratica sempre più precisa, fondata su conoscenze anatomiche e fisiologiche.

Oggi, la terapia manuale è una branca altamente specializzata della fisioterapia ortopedica, riconosciuta a livello internazionale e praticata da professionisti formati secondo protocolli scientifici rigorosi.

Osteopatia e Chiropratica: Origini e Filosofia

L’Osteopatia

Fondata nel 1874 dal medico americano Andrew Taylor Still, l’osteopatia nasce come risposta alla medicina invasiva dell’epoca.
Si basa su tre principi fondamentali:

  1. Il corpo è un’unità funzionale.
  2. Struttura e funzione sono correlate.
  3. Il corpo possiede meccanismi di autoguarigione.

L’obiettivo dell’osteopata è ripristinare la mobilità delle strutture corporee per favorire l’equilibrio generale e la capacità del corpo di guarire da sé.
In Italia è una professione sanitaria riconosciuta, ma non medica: l’osteopata non effettua diagnosi cliniche né prescrizioni farmacologiche.

La Chiropratica

La chiropratica nasce nel 1895 grazie a Daniel David Palmer, che ipotizzò un legame tra le “sublussazioni vertebrali” e il funzionamento del sistema nervoso.
Le manipolazioni vertebrali (“adjustments”) hanno lo scopo di ripristinare la corretta comunicazione nervosa e alleviare dolori muscolo-scheletrici.
La chiropratica ha avuto una storia complessa, segnata da contrasti con la medicina tradizionale, ma oggi è riconosciuta come una pratica distinta, con formazione universitaria specifica in diversi Paesi.

Fisioterapia: la Sintesi Moderna della Terapia Manuale

La fisioterapia rappresenta l’evoluzione scientifica e clinica della terapia manuale.
Basata su evidenze mediche e ricerca scientifica, integra tecniche manuali, esercizio terapeutico e tecnologie strumentali per la riabilitazione e il recupero funzionale.

Le principali differenze rispetto a osteopatia e chiropratica sono:

Presso la FisioClinic – Centro Colombo Genova, la fisioterapia manuale viene integrata con terapie avanzate come onde d’urto focali,Storz Medicaltecarterapia, magnetoterapia CEMP e Limfa Therapy, garantendo percorsi riabilitativi personalizzati e sicuri.

Approccio Integrato: Scienza e Competenza al Servizio del Paziente

Molti pazienti traggono beneficio da un approccio integrato, in cui le competenze del fisioterapista e dell’osteopata collaborano.
In questo modello, l’obiettivo non è “scegliere tra discipline”, ma selezionare la combinazione più efficace per ogni caso clinico: dolore lombarecervicalgiatendinopatia, esiti post-operatori, disfunzioni posturali.

Conclusione

Fisioterapia, osteopatia e chiropratica hanno origini comuni ma percorsi differenti.
La fisioterapia moderna, grazie alla formazione universitaria e alla ricerca clinica, rappresenta oggi la forma più completa, sicura e scientificamente validata di terapia manuale.

Presso la FisioClinic – Centro Colombo Genova, il dott. Andrea Secchi integra tecniche manuali, esercizio terapeutico e tecnologie avanzate per il recupero della funzionalità e la riduzione del dolore.

Cisti di Baker: Cos’è, Come Riconoscerla e Come Trattarla. Una Guida Completa

Cos’è la Cisti di Baker (Cisti Poplitea)

La cisti di Baker, o cisti poplitea, è una raccolta di liquido sinoviale che si forma nella parte posteriore del ginocchio, nella fossa poplitea.

Si presenta come un rigonfiamento morbido e teso, spesso associato a:

Non si tratta di una vera cisti, ma di una pseudocisti, perché contiene liquido sinoviale prodotto dall’articolazione.


Perché si Forma la Cisti di Baker

La cisti si sviluppa quando aumenta la produzione di liquido sinoviale o quando il suo drenaggio è alterato.

Cause principali

Patologie associate

Nella maggior parte dei casi, la cisti è una conseguenza di un problema intra-articolare.


Sintomi della Cisti di Baker

Nelle fasi iniziali può essere asintomatica. Quando aumenta di dimensioni, compaiono:

Segnali da non sottovalutare


Diagnosi della Cisti di Baker

La diagnosi si basa su visita clinica e imaging.

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova, i nostri fisiatri il dott. Vittorio Anfossi e il dott. Andrea Bertulessi eseguono ecografie muscolo-scheletriche direttamente durante la visita fisiatrica, permettendo una valutazione immediata.

Esami più utilizzati

L’ecografia consente di valutare sia la cisti sia l’infiammazione dei tessuti circostanti.


Trattamento della Cisti di Baker

Il trattamento non deve essere focalizzato solo sulla cisti, ma sulla causa che la genera.


Trattamento conservativo (prima scelta)

È l’approccio più efficace nella maggior parte dei casi.

Fisioterapia personalizzata

Presso la FisioClinic, i fisioterapisti eseguono percorsi riabilitativi prescritti dai fisiatri, con l’obiettivo di:

Terapie fisiche avanzate

Esercizio terapeutico


Trattamento medico

Nei casi più sintomatici:

Tuttavia, senza correggere la causa, la cisti può riformarsi.


Trattamento chirurgico

Raro e indicato solo in caso di:


Perché la Cisti di Baker Tende a Recidivare

Errore comune: trattare solo la cisti.

In realtà:

Se non si correggono:

Il liquido sinoviale continua a formarsi.


Riabilitazione alla FisioClinic Centro Colombo Genova

Il percorso riabilitativo prevede:

Approccio multidisciplinare per ridurre dolore e recidive.


Quando Rivolgersi a uno Specialista

È consigliato effettuare una valutazione in caso di:


Prenota una Valutazione per Cisti di Baker a Genova

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova è possibile effettuare:


Prenota la tua Visita Specialistica Fisiatrica, Ortopedica o una Seduta Fisioterapica!

Desideri una valutazione con uno dei nostri professionisti?
Puoi chiamarci, inviarci una mail oppure prenotare direttamente cliccando sul nome del medico o del fisioterapista che preferisci qui sotto!

FAQ – Cisti di Baker

La cisti di Baker è pericolosa?

No, nella maggior parte dei casi non è pericolosa, ma può causare dolore e limitazioni funzionali.


La cisti di Baker può sparire da sola?

Sì, soprattutto nei bambini. Negli adulti è più frequente se non si tratta la causa.


La fisioterapia può ridurre la cisti di Baker?

Sì, indirettamente. Riducendo infiammazione e sovraccarico si riduce anche la produzione di liquido.


Serve sempre l’intervento chirurgico?

No, è raro. La maggior parte dei casi si risolve con trattamento conservativo.


L’ecografia è utile per la diagnosi?

Sì, è l’esame più rapido e indicato per confermare la presenza della cisti.


La cisti di Baker può rompersi?

Sì, in alcuni casi può rompersi causando dolore e gonfiore al polpaccio.


Dove trattare la cisti di Baker a Genova?

Presso la FisioClinic del Centro Colombo Genova con un approccio multidisciplinare e personalizzato.

Il Mal di Testa Cervicogenico

Conosciamo i Tipi di Mal di Testa: Caratteristiche e Trattamento

I mal di testa sono una delle condizioni più comuni che possono portare i pazienti a consultare un fisioterapista. Tra i principali tipi che si incontrano in ambito clinico ci sono:

  1. Emicrania senza aura (TT)
  2. Mal di testa tensivo (MWA)
  3. Mal di testa cervicogenico (CGH)

Emicrania e Mal di Testa a Grappolo

L’emicrania con e senza aura, insieme al mal di testa a grappolo, presentano caratteristiche molto specifiche che facilitano la diagnosi. Entrambi possono causare dolori debilitanti, spesso accompagnati da nausea, sensibilità alla luce (fotofobia) e al suono (fonofobia). L’emicrania con aura si distingue per i sintomi visivi o neurologici che precedono l’attacco, mentre il mal di testa a grappolo si manifesta con dolori intensi e localizzati, di solito intorno all’occhio o alla tempia, e spesso ripetuti in brevi periodi di tempo.

Mal di Testa Cervicogenico (CGH)

Il mal di testa cervicogenico è un tipo di mal di testa secondario a problematiche cervicali, spesso dovute a disfunzioni o patologie del rachide cervicale. La fisioterapia manuale, comprese tecniche di manipolazione, è considerata la terapia più efficace per questo tipo di mal di testa, in combinazione con esercizi specifici volti a migliorare la mobilità del collo.

Caratteristiche del Mal di Testa Cervicogenico:

Sintomatologia e Diagnosi dell’Emicrania senza Aura

L’emicrania senza aura si distingue per:

Per fare una diagnosi di emicrania senza aura, devono essere presenti almeno 5 attacchi con le caratteristiche sopra descritte.

Sintomi del Mal di Testa Tensivo

Il mal di testa tensivo è il tipo più comune e può essere:

Esistono due tipi principali:

  1. Episodico: si presenta da 1 a 15 volte al mese, con almeno 10 attacchi in 3 mesi.
  2. Cronico: si manifesta più di 15 volte al mese per un periodo superiore ai 3 mesi.

Diagnosi Differenziale

La diagnosi differenziale tra i vari tipi di questa problematica può essere complessa, soprattutto quando il paziente presenta una combinazione di sintomi. Ad esempio, molti pazienti con mal di testa riportano anche dolore cervicale, ma solo il 15-20% dei casi di mal di testa cronico sono di tipo cervicogenico. Il mal di testa cervicogenico può essere causato da una combinazione di disfunzioni cervicali e input nervosi errati che si sovrappongono ai sintomi dell’emicrania o del mal di testa tensivo.

Il Trauma Cervicale e il Mal di Testa

Un trauma cervicale, come il classico colpo di frusta, non è necessariamente legato a un mal di testa cervicogenico. Studi recenti hanno dimostrato che pazienti con traumi cervicali possono sviluppare vari tipi di mal di testa, tra cui:

Terapie Mediche, Fisioterapiche e Riabilitative: Approcci Integrati per il Benessere Cervicale e Muscoloscheletrico

Il trattamento delle problematiche muscoloscheletriche e cervicali richiede un approccio multidisciplinare, che combina diverse tecniche terapeutiche per alleviare il dolore, migliorare la mobilità e accelerare i processi di guarigione. Di seguito, esploreremo le principali terapie utilizzate in ambito fisioterapico e riabilitativo:

Massoterapia e Terapie Riabilitative

Uso: La massoterapia consiste in tecniche di massaggio terapeutico mirate a rilassare i muscoli, alleviare la tensione e migliorare la circolazione. Questi massaggi possono essere integrati in programmi di fisioterapia personalizzati per affrontare problematiche specifiche, come dolori muscolari, rigidità articolare o infiammazioni.

Vantaggi:

La massoterapia, combinata con esercizi specifici, aiuta a migliorare la flessibilità e la mobilità articolare, favorendo il recupero funzionale in condizioni come cervicalgie, lombalgie, sciatalgie e lesioni sportive.

Elettromedicali di Terapia Fisica

Uso: L’uso di dispositivi elettromedicali rappresenta un pilastro fondamentale nella fisioterapia moderna. Questi strumenti sfruttano tecnologie avanzate per trattare il dolore e accelerare i processi di guarigione. Tra le terapie più efficaci troviamo:

Vantaggi:

Le terapie strumentali sono spesso utilizzate in combinazione con tecniche manuali, massoterapia e esercizi specifici per garantire un trattamento completo ed efficace.

Interventi Chirurgici

Uso: In alcuni casi particolarmente gravi, quando le terapie conservative non risultano sufficienti, è necessario ricorrere a interventi chirurgici. Le problematiche strutturali come ernie discali, compressioni nervose o deformità spinali possono richiedere un approccio chirurgico per risolvere definitivamente la causa del dolore.

Vantaggi:

L’intervento chirurgico, quando necessario, viene seguito da programmi di riabilitazione personalizzati per garantire un recupero ottimale e prevenire recidive.

Conclusioni e Osservazioni

Le terapie mediche, fisioterapiche e riabilitative rappresentano una combinazione efficace di approcci manuali, strumentali e chirurgici per il trattamento delle problematiche muscoloscheletriche. Ogni paziente beneficia di un piano terapeutico personalizzato, che integra tecniche manuali, fisioterapia strumentale e, nei casi più complessi, interventi chirurgici mirati, con l’obiettivo di ridurre il dolore, migliorare la mobilità e promuovere la guarigione dei tessuti.

Inoltre, uno studio ha evidenziato che le persone con dolore muscoloscheletrico, in particolare al rachide cervicale, hanno una maggiore probabilità di soffrire di mal di testa intermittenti rispetto alla popolazione generale. Questo suggerisce un’importante interazione tra il dolore al collo e il mal di testa, che richiede un approccio multidisciplinare per una gestione ottimale.

Famiglia

a cura del dott. Walter Bona – psicologo e psicoterapeuta familiare –

Famiglia; un concetto che questa tremenda pandemia ci ha fatto vivere in maniera sicuramente diversa. Per alcuni marcata, per altri ritrovata ,per altri ancora una sorpresa. Ma non voglio approfondire questo aspetto, voglio invece aprire un nuovo canale ,se mi permettete il gioco di parole, ossia, come è cambiata la comunicazione all’ interno della famiglia ? In una famiglia, anzi in un sistema familiare, volendo riprendere la mia specializzazione post universitaria, vengono a contatto tre livelli generazionali. Ci sono i nonni, i genitori e i figli. Perché ho usato il termine sistema? Perché il gruppo famiglia ,senza scendere in lunghi dettagli, agisce come un sistema. Un sistema dove l iniziativa del singolo, di qualsiasi membro della famiglia, interviene su tutta la dinamica relazionale della vita famigliare. Dopo questa doverosa specificazione, visto che spero condivideremo diverse pagine per rispondere a tutte le vostre richieste, parliamo un poco della comunicazione. <<Dottore, non capisco, non riesco a capire che cosa ha mio figlio? Gli parlo ma non mi ascolta, vive nel suo mondo>> oppure <<mio padre non capisce, sa solo urlare>> Queste sono due delle tante frasi che ricorrono spesso nei colloqui. Ma cosa ci vogliono indicare queste esclamazioni? Sono frasi che chiedono aiuto, sono parole che descrivono delle dinamiche relazionali che chiedono di essere riviste. La comunicazione , specialmente in questo periodo, è stata viziata dal forte trauma che stiamo vivendo e dalla malinformazione che, oltre a nutrire le nostre paure, ha fatto sì che ognuno di noi cercasse rifugio nel “proprio mondo”. Ognuno con il proprio, condivisibile o meno ma che per il soggetto in questo momento, e perché no, nella sua vita ha un peso: un esempio i social per i nostri figli (e non solo) .Un mondo già presente e che con il lockdown si è vestito di fascino. È un discorso lungo e complesso che concludo con il far presente una domanda; prima dell’arrivo della pandemia come era la comunicazione all’interno della vostra famiglia? Bisogna guardare con occhio critico ciò che avviene all’interno del nostro sistema familiare, sapendo anche, che ciò che non viene detto ( per diversi motivi) spesso è più importante di ciò che viene detto…o urlato.

Come nasce il timore del giudizio altrui?

a cura della dott.ssa Elena Ercolani – psicologa –

Già il filosofo greco Aristotele affermò che l’uomo è un animale sociale, ovvero tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Le motivazioni di questa “spinta” sociale sono da ricercarsi nel nostro processo evolutivo.

Secondo la psicologia evoluzionista, le nostre emozioni sono le risposte che il nostro cervello ha imparato ed elaborato nel corso del tempo per adattarsi all’ambiente circostante. Già tra gli uomini delle caverne, chi viveva in un gruppo aveva una probabilità di sopravvivenza molto più elevata rispetto ai “lupi solitari”. In questo contesto chi era “giudicato negativamente” rischiava l’esclusione dal gruppo e questo poteva tradursi probabilmente nella morte.

I nostri antenati cavernicoli erano pertanto terrorizzati all’idea di essere giudicati male dagli altri membri del gruppo.

Questo paura di esporci, di essere giudicati e apparire diversi, di non essere accettati, è rimasta quindi in tutti noi. Ma quando tale paura diventa eccessiva e disfunzionale, dobbiamo imparare a liberarcene.

Anche oggi sentirci accettati rimane un bisogno per noi essenziale, tuttavia continuare a temere il giudizio degli altri può essere molto più limitante dell’accettare le conseguenze di non essere accettati.

Un passaggio importante benché all’apparenza “semplice” per liberarci dal giudizio altrui e ricordarsi che spesso proiettiamo sulle altre persone, ciò che sta accadendo nella nostra mente. Infatti, la maggior parte delle persone presta ben poca attenzione a ciò che indossiamo o come ci comportiamo perché troppo presa a farsi le nostre stesse preoccupazioni sul giudizio degli altri.

Quindi, temere il giudizio degli altri significa in realtà temere il proprio giudizio.

Una delle ragioni che può sottendere al timore che gli altri ci giudichino, potrebbe essere uno standard e un perfezionismo elevato.

Per evitare che questo timore ci condizioni troppo dovremmo cercare di:

1. Smetterla di cercare di piacere a tutti: per quanto possiamo sforzarci e fare fare tutto nel modo giusto, ci sarà sempre qualcuno a cui non piaceremo.

2. Smetterla di interpretare un ruolo: dobbiamo cercare di sentirci liberi nelle nostre scelte senza dover seguire un copione o un ruolo, solo per timore che ci reputino “diversi”. Spesso sono proprio le nostre peculiarità ciò che gli altri ammirano di noi.

3. Alimentare la propria autostima e la propria autoefficacia, ovvero la capacità di sentirsi abili nel dominare specifiche situazioni o attività.

Pisantrofobia: la paura di fidarsi degli altri

A cura della dott.ssa Elena Ercolani – Psicologa e Psicoterapeuta –

Talvolta, dopo un tradimento da parte di un amico, del partner o di un familiare molte persone riferiscono di avere grosse difficoltà nell’avere fiducia degli altri per paura che chiunque possa ferirle o deluderle. Quando questa paura si trasforma in una limitazione nei contatti sociali, con episodi frequenti di evitamento di attività quotidiane, si parla di vera e propria fobia, denominata “pisantrofobia”. Chi soffre di pisantrofobia è inserito in un circolo vizioso, in cui vive con ansia anticipatoria i rapporti sociali, perché teme che ogni persona che le si avvicina voglia ingannarla o farle del male. Per questo vive ogni rapporto con distanza e in maniera superficiale, non riuscendo di conseguenza ad instaurare veri e propri rapporti di amicizia. Il primo passo da fare nel caso di una fobia dei rapporti sociali è quello di analizzare in maniera consapevole (e magari con l‘aiuto di un professionista) il rapporto interpersonale da cui è partita la paura, prendendosi il tempo per soffrire del tradimento. Solo successivamente si potrà mettersi in gioco e provare a fidarsi nuovamente degli altri La causa principale della pisantrofobia sembra essere la mancanza di fiducia e di autostima in se stessi che causa poi successivamente la diffidenza nei confronti degli altri.

L’asse intestino-cervello

a cura della dott.ssa Carola Bonaretti – Nutrizionista

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) l’intestino viene visto come “l’area dell’ombelico, il centro dell’energia, il mare del qi”, dove per “qi” si intende l’energia vitale. Secondo questa visione, concentrarsi su ciò equivale al favorire un’interazione tra tutti gli organi del nostro corpo, stimolando così una condizione di benessere e longevità del nostro intero organismo. Vi starete sicuramente chiedendo secondo quali principi!

La comunità scientifica ha ormai pienamente riconosciuto l’esistenza della cosiddetta “asse intestino-cervello”, ma di cosa si tratta esattamente? L’intestino, che possiamo definire “secondo cervello o cervello enterico”, entra in azione varie volte nel corso della nostra giornata, e la sua funzione è molto simile a quella del cervello cranico, già conosciuto da tutti noi. A livello intestinale sono infatti presenti veri e propri neuroni digerenti, situati tra due strati muscolari dell’apparato digerente. Questi neuroni producono neurotrasmettitori e ormoni, molecole chimiche simili a quelle prodotte dal cervello cranico, necessarie per le comunicazioni intercellulari e per il corretto funzionamento dell’organismo.

Il cervello enterico assimila gli eventi e le emozioni che derivano dal cervello cranico, così come quest’ultimo può condizionare i processi digestivi. In pratica si influenzano a vicenda, per questo si parla di un’asse tra i due organi.

Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di vivere una situazione di forte stress, dolore o tristezza che ci facesse perdere l’appetito. Un evento traumatico, una sensazione di ansia e paura possono provocare ad esempio nausea, vomito, il classico mal di pancia o un attacco di dissenteria. Se invece siamo tristi, ci sentiamo soli, o stiamo cercando di elaborare una delusione sarà facile per molte persone trovare un po’ di conforto nel cibo, specialmente nei carboidrati o nei dolci che diventano appunto “comfort food”. Dopo aver mangiato verranno liberate una serie di molecole chimiche in entrambi i cervelli, che doneranno una temporanea sensazione di serenità e benessere. Viceversa, ad alcune persone “si chiude lo stomaco”. In caso di costipazione invece ci sentiremo appesantiti, gonfi, affaticati e con poco appetito, cosa che si rifletterà anche sull’umore e sul nostro rendimento nel corso della giornata. Al contrario, una buona regolarità intestinale già di prima mattina ci lascia con una sensazione di benessere e leggerezza, facendoci iniziare bene la giornata!

Insomma, per quanto l’intestino possa essere apparentemente poco interessante e puzzolente per ovvi motivi, è in realtà un mondo da scoprire. Gli studi scientifici a riguardo sono in forte aumento, soprattutto per quella che è la flora batterica intestinale o microbiota intestinale, la cui alterazione viene associata a diverse patologie. È stato più volte dimostrato che una dieta sana, variegata ed equilibrata è in grado di agire positivamente sull’equilibrio della nostra flora batterica, e di conseguenza sul nostro stato di salute. Viceversa, uno squilibrio a livello enterico correla con alterazioni metaboliche e altre patologie, dal diabete all’obesità, passando per Morbo di Parkinson o Alzheimer.

La prima colazione

L’importanza della Prima Colazione

Quante volte abbiamo sentito dire che la colazione è il pasto più importante della giornata? Tante, ed è proprio così! L’evidenza scientifica è ormai concorde nel promuovere e sostenere il concetto che una prima colazione equilibrata favorisca lo sviluppo di un buono stato di nutrizione e, di conseguenza, di salute.

Chi consuma abitualmente la colazione presenta infatti un maggior apporto di micronutrienti, critici in alcune fasce di età (calcio, ferro, zinco, e vitamina C). E chi non la consuma? Un recente studio condotto su un campione di bambini statunitensi di 9-12 anni ha dimostrato che chi omette la prima colazione tende a consumare più spuntini nel corso della giornata, assumendo così una quota maggiore di zuccheri aggiunti, additivi e conservanti (tipici dei prodotti industriali, quali snack e merendine).

Se ancora non vi ho convinti ecco qua cinque buoni motivi per introdurre la prima colazione nella vostra giornata:

1. Aiuta a gestire il senso di fame

2. Migliora la qualità nutrizionale complessiva della dieta

3. Migliora le prestazioni cognitive (pensiamo ad un bambino che va a scuola!)

4. Riduce il rischio di sovrappeso e obesità

5. Riduce il rischio di patologie cardiovascolari

È importante per tutti la prima colazione?

Assolutamente si, adulti compresi. In particolare per le categorie dei cosiddetti “pazienti speciali” quali lo sportivo, la donna in gravidanza e l’anziano. In quest’ultimo caso una buona colazione può aiutare a preservare la salute delle ossa, la forza e la massa muscolare. Nello sportivo invece una colazione completa è fondamentale per garantire una buona performance. Mentre nella donna in gravidanza contribuisce al raggiungimento dell’aumentato fabbisogno energetico quotidiano (soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza). Una colazione medio abbondante dovrebbe apportare tra il 15% e il 25% del fabbisogno energetico giornaliero. La domanda ora sorge spontanea: è meglio una colazione dolce o salata? Non esiste una colazione ideale. Dolce o salata che sia le caratteristiche nutrizionali derivano dalla combinazione dei diversi alimenti. In generale, una colazione completa dovrebbe fornire un mix di carboidrati, zuccheri semplici, proteine, fibre e una piccola quota di grassi. Libero spazio alla fantasia dunque!

Gelato! Quale scegliere?

Gelato, come scegliere quello migliore?

Il gelato è uno dei dolci preferiti in estate, ma non solo; la presenza di circa 20 mila gelaterie sul territorio nazionale, attive tutto l’anno, è indice di come questo alimento sia sicuramente uno tra i più graditi da gli italiani.
Quali dovrebbero essere gli ingredienti base? Latte, zucchero, panna e uova per la maggior parte dei gusti alle creme, ai quali sono poi aggiunti gli ingredienti che caratterizzano il gusto (cioccolato, noccioa, ecc). Ancora più semplice la ricetta del gelato alla frutta, solitamente chiamato sorbetto: acqua, zucchero e frutta fresca.
Esistono due tipi di gelato quello industriale confezionato, che si compra al supermercato (gelato con il biscotto, cornetto, ricoperto ecc) e quello venduto in coni e coppette che si acquista in gelateria e viene definito di tipo “artigianale”. Tralasciando quello di tipo industriale confezionato, cerchiamo di capire come possiamo identificare un gelato “fresco” artigianale di qualità; lo possiamo capire meglio osservando la lista ingredienti, che
deve essere presente all’interno del negozio e che vengono utilizzati per la preparazione e mantecatura del gelato.
Spesso ad una base composta da addensanti ed emulsionanti, si agggiunge frutta fresca, pasta di frutta secca a guscio, cacao di alta qualità o meno e c’è  addirittura chi utilizza semilavorati pronti a cui basta aggiungere solamente l’acqua. E le materie base? Viene utilizzato latte fresco o a lunga conservazione? intero o  scremato? La panna è fresca o UHT? Le uova sono fresche, da produzioni biologiche o da allevamenti in batteria? O addirittura si tratta di tuorli pastorizzati? Quindi possiamo capire come, spesso, prendere un gelato in gelateria non
sia sinonimo di qualità migliore rispetto a quello acquistato al supermercato. Trattandosi di un alimento alquanto calorico, ricco di zuccheri semplici e di grassi saturi,  cerchiamo di acquistarlo di buona qualità quindi
accertiamoci delle materie prime, senza ripiegare in gusti fatti con latte vegetale (pensando sia più leggero o più light) o magari optando per gusti alla frutta, anche se piacciono meno, che contengono molti più zuccheri di quelli alle creme. Evitiamo di utilizzare il gelato come sostituto del pasto, dal punto di vista nutrizionale non è assolutamente paragonabile, oltre a non fornire lo stesso grado di sazietà, ma consumiamolo piuttosto come merenda ogni tanto, limitando le dimensioni di cono o coppetta. Se vogliamo comunque tenere a bada la linea, evitiamo i gusti troppo elaborati (bacio, cassata, variegato al cioccolato ecc) ed evitiamo anche ghiaccioli e granite pensando di risparmiare calorie; sono fatti esclusivamente a base di acqua e zucchero e nella peggiore dei casi,
sciroppi e coloranti aggiunti, con la conseguenza di causare un elevato picco glicemico che  contribuirà a fare venire ancora più fame dopo poco tempo dal consumo.
Infine, se il gelato è per i bambini, evitiamo tutti i gusti un po’ “fantastici” come puffo, cookies o altri gusti strani, sicuramente a base di additivi come aromi e coloranti. Ricordiamoci che se la nostra alimentazione è sana ed equilibrata, possiamo tranquillamente concederci un gelato a settimana senza troppi rimpianti, optando magari per un gelato con un gusto alla frutta e uno alle creme.