BIA (Bioimpedenziometria): Cos’è, Come Funziona e Perché è Importante nella Valutazione Nutrizionale

Introduzione alla Bia (bioimpedenziometria)

La BIA – Bioimpedenziometria è un esame non invasivo e sicuro che consente di analizzare in modo approfondito la composizione corporea, andando ben oltre il semplice peso indicato dalla bilancia.

Attraverso la BIA è possibile comprendere da cosa è realmente composto il corpo: quanta massa muscolare è presente, quanta massa grassa, come sono distribuiti i liquidi corporei e qual è lo stato metabolico e nutrizionale della persona.

Presso la FisioClinic – Centro Colombo di Genova, l’esame BIA viene eseguito dalla dott.ssa Chiara La Cecilia, nutrizionista, come parte integrante della valutazione nutrizionale personalizzata.

Come Funziona la Bioimpedenziometria

La BIA sfrutta un principio fisico molto semplice: il comportamento dell’elettricità all’interno del corpo umano.

Lo strumento invia una corrente alternata a bassissima intensità, completamente impercettibile e priva di rischi, che attraversa i tessuti corporei. Questa corrente:

In base a come la corrente si distribuisce nel corpo, il dispositivo misura due parametri fondamentali:

Dalla combinazione di questi due valori si ottiene l’impedenza, che rappresenta l’opposizione complessiva del corpo al passaggio della corrente elettrica.

Come si Svolge l’Esame BIA

L’esame è rapido, indolore e non invasivo.

Il paziente viene fatto sdraiare in posizione supina, con:

Vengono applicati elettrodi adesivi sul dorso della mano e del piede dello stesso lato del corpo, seguendo distanze standardizzate. Lo strumento emette quindi la corrente a bassa intensità e registra i parametri necessari all’analisi.

L’intera procedura dura pochi minuti.

Cosa Misura la BIA nello Specifico

L’analisi bioimpedenziometrica fornisce numerosi dati fondamentali per la valutazione nutrizionale e clinica.

Massa magra e massa grassa

Dalla resistenza elettrica si ottengono stime affidabili di:

Questo consente di capire se eventuali variazioni di peso dipendono da perdita di grasso, di muscolo o da cambiamenti nei liquidi corporei.

BCM – Body Cell Mass

La massa cellulare metabolicamente attiva (BCM) rappresenta la parte di tessuto realmente attiva dal punto di vista metabolico. È un parametro chiave per valutare:

Angolo di fase

Dalla relazione tra resistenza e reattanza si ricava l’angolo di fase, espresso in gradi.

Un angolo di fase più elevato è generalmente associato a:

Valori più bassi possono indicare:

Metabolismo basale

La BIA consente di stimare il metabolismo basale, ovvero il dispendio energetico minimo necessario per mantenere le funzioni vitali a riposo.

Acqua corporea

Un elemento centrale dell’analisi è la valutazione dei liquidi:

Una corretta distribuzione dei liquidi è indice di equilibrio e salute cellulare. Alterazioni, in particolare un aumento della quota extracellulare, possono essere correlate a ritenzione idrica, infiammazione o stati di malnutrizione.

A Cosa Serve la BIA in Ambito Nutrizionale

La bioimpedenziometria è uno strumento estremamente utile in diversi contesti:

Rispetto al peso corporeo, la BIA fornisce informazioni molto più significative, permettendo di valutare la reale efficacia di un percorso nutrizionale.

BIA e Visita Nutrizionale alla FisioClinic Centro Colombo Genova

Alla FisioClinic – Centro Colombo Genova, la BIA viene integrata all’interno della valutazione nutrizionale eseguita dalla dott.ssa Chiara La Cecilia, nutrizionista.

L’analisi dei dati bioimpedenziometrici consente di:

Conclusione

La bioimpedenziometria (BIA) è un esame semplice, sicuro e altamente informativo che permette di comprendere realmente la composizione corporea e lo stato nutrizionale di una persona.

In un contesto in cui il peso viene spesso considerato l’unico parametro di riferimento, la BIA ricorda un concetto fondamentale: non conta solo quanto pesiamo, ma come siamo composti.

Presso la FisioClinic – Centro Colombo Genova, l’esame viene eseguito dalla dott.ssa Chiara La Cecilia, nutrizionista, come parte di un percorso nutrizionale personalizzato e basato su evidenze scientifiche.

Acqua! Quale Dovresti Bere? Te lo Spieghiamo Noi

L’acqua è una risorsa essenziale per la vita e la salute. Ogni tipo di acqua da bere ha caratteristiche specifiche che possono influenzare il nostro benessere. Tra questi, il residuo fisso è un parametro importante da considerare quando scegliamo quale acqua consumare. Ma cosa si intende esattamente per “residuo fisso” e quali sono le differenze tra le varie acque disponibili sul mercato? In questo articolo, esploreremo le caratteristiche del residuo fisso e come queste possono influenzarne le caratteristiche.

Cos’è il Residuo Fisso?

Il residuo fisso rappresenta la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua, misurata in milligrammi per litro (mg/L), che rimane dopo l’evaporazione di un litro di acqua a 180°C. Questo parametro fornisce un’indicazione del contenuto minerale complessivo dell’acqua e può variare notevolmente tra diverse sorgenti e marche di acqua.

Classificazione in Base al Residuo Fisso

L’acqua può essere classificata in base al suo contenuto di residuo fisso in diverse categorie:

Queste acque contengono una quantità molto bassa di minerali. Sono ideali per chi desidera un’acqua leggera e purificante, spesso utilizzata per le diete a basso contenuto di sodio o per preparare alimenti per neonati.

Contiene una quantità moderata di sali minerali. È comunemente scelta per il consumo quotidiano grazie al suo equilibrio tra purezza e contenuto minerale.

Ha un contenuto di sali minerali più elevato. Può avere proprietà terapeutiche specifiche, utili per particolari condizioni di salute.

Molto mineralizzata, spesso utilizzata per scopi terapeutici sotto consiglio medico. Può non essere adatta per il consumo quotidiano a lungo termine a causa dell’alto contenuto di minerali.

Benefici e Considerazioni del Residuo Fisso nell’Acqua

Acque Minimamente Mineralizzate

Acque Oligominerali

Acque Minerali

Acque Ricche di Sali Minerali

A cura della dott.ssa Gaia Ardossi

Conclusioni

La scelta dell’acqua da bere non dovrebbe essere casuale, ma basata sulle esigenze specifiche di ciascuno. Il residuo fisso è un parametro cruciale che ci aiuta a capire il contenuto minerale dell’acqua e a scegliere quella più adatta alle nostre necessità. Al Centro Colombo Genova, la dott.ssa Gaia Ardossi  offre consulenze nutrizionali personalizzate per aiutarti a comprendere meglio le tue esigenze nutrizionali e a scegliere l’acqua più adatta al tuo benes

L’Importanza del Sale nell’Alimentazione: Una Guida Completa

Il sale è uno degli elementi più comuni nella nostra dieta quotidiana, ma spesso viene considerato con ambivalenza. Da una parte, è essenziale per diverse funzioni corporee; dall’altra, il suo consumo eccessivo è associato a gravi problemi di salute. In questo articolo, esploreremo l’importanza del sale nell’alimentazione, il suo ruolo biologico, le fonti alimentari, i rischi associati a un consumo eccessivo e le linee guida per un’assunzione equilibrata.

Il Ruolo nel Corpo Umano

Il sale, chimicamente noto come cloruro di sodio (NaCl), è fondamentale per molte funzioni fisiologiche. Ecco alcuni dei suoi ruoli principali:

Fonti Alimentari

Il sale si trova naturalmente in molti alimenti e viene anche aggiunto durante la lavorazione e la preparazione dei cibi. Le principali fonti alimentari includono:

Benefici e Rischi del Consumo di Sale

Benefici

Rischi

Un consumo eccessivo del cloruro di sodio può portare a vari problemi di salute, tra cui:

Linee Guida per un Consumo Adeguato di Sale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di limitare l’assunzione di sodio a meno di 2.000 milligrammi al giorno, equivalenti a circa 5 grammi di sale da tavola.

Consigli Pratici

Conclusione

Il sale è un elemento essenziale nella nostra dieta, ma è importante consumarlo con moderazione. Un eccessivo apporto di sale può portare a seri problemi di salute, mentre una quantità adeguata è fondamentale per il corretto funzionamento del corpo. Consultare una nutrizionista può aiutare a bilanciare l’assunzione di sale e a sviluppare abitudini alimentari salutari.

A cura della Dott.ssa Gaia Ardossi
Nutrizionista del Centro Colombo Genova

Presso il Centro Colombo Genova, offriamo consulenze nutrizionali personalizzate per aiutarti a gestire la tua alimentazione in modo equilibrato e salutare. Contattaci per saperne di più e per prenotare una consulenza con i nostri esperti.

L’Abuso di Integratori Alimentari: Rischi e Considerazioni

Gli integratori alimentari sono diventati sempre più popolari negli ultimi decenni, spinti dalla promessa di migliorare la salute, aumentare le prestazioni sportive e favorire il benessere generale. Tuttavia, l’abuso di integratori alimentari è un fenomeno diffuso che comporta rischi per la salute e può avere conseguenze negative a lungo termine. In questo articolo, esploreremo i rischi associati all’abuso di integratori alimentari e le considerazioni importanti da tenere a mente.

Cos’è l’Abuso di Integratori Alimentari?

L’abuso di integratori alimentari si verifica quando una persona assume quantità eccessive di integratori o li utilizza in modo inappropriato, spesso oltre le dosi raccomandate o senza una supervisione medica adeguata. Questo può includere l’assunzione di più integratori di quanto necessario, l’uso di integratori senza una reale necessità o l’assunzione di integratori in combinazione con altri farmaci senza una valutazione medica.

Rischi per la Salute dell’Abuso di Integratori Alimentari

Considerazioni Importanti sull’Uso degli Integratori Alimentari

Conclusioni

In conclusione, mentre gli integratori alimentari possono essere utili come parte di uno stile di vita sano, è fondamentale utilizzarli in modo responsabile e consapevole. L’abuso di integratori alimentari comporta rischi per la salute e può avere conseguenze negative a lungo termine. Consultare sempre un professionista della salute prima di iniziare qualsiasi regime di integrazione e prestare attenzione alla qualità, alla sicurezza e al dosaggio degli integratori utilizzati.

La celiachia

Cos’è la celiachia?

La celiachia è una malattia autoimmune cronica che colpisce l’intestino tenue delle persone geneticamente predisposte. È una allergia al glutine, una proteina presente nel grano, segale, orzo e derivati. Quando una persona affetta da celiachia consuma glutine, il sistema immunitario reagisce attaccando l’intestino tenue, danneggiando le piccole protuberanze a forma di dita chiamate villi intestinali.

I villi intestinali sono responsabili dell’assorbimento dei nutrienti dai cibi che consumiamo. Quando sono danneggiati, l’intestino non può svolgere correttamente la sua funzione di assorbimento, portando a carenze nutrizionali e altri sintomi correlati.

I sintomi possono variare da persona a persona e includono disturbi gastrointestinali come diarrea, dolore addominale, gonfiore e perdita di peso. Altri sintomi possono riguardare il sistema nervoso (mal di testa, depressione, problemi di concentrazione), la pelle (eruzioni cutanee), le ossa (osteoporosi), la fertilità (difficoltà di concepimento) e altro ancora.

La diagnosi si basa su una combinazione di sintomi, esami del sangue specifici (dosaggio degli anticorpi antigliadina, anti-transglutaminasi, anti-endomisio). Inoltre è necessaria una biopsia dell’intestino tenue per valutare il danneggiamento dei villi.

Trattamento della celiachia

Il trattamento principale per questa problematica è una rigorosa dieta senza glutine per tutta la vita. Ciò significa evitare alimenti che contengono grano, segale, orzo e tutti i loro derivati. Fortunatamente, esistono oggi molti prodotti senza glutine disponibili sul mercato, e molte persone con celiachia possono condurre una vita normale e sana seguendo una dieta adeguata.

Quale professionista diagnostica la celiachia?

Il professionista medico responsabile della diagnosi è generalmente un gastroenterologo. Il gastroenterologo è un medico specializzato nelle malattie dell’apparato digerente, compreso l’intestino tenue, dove si manifestano i danni causati dalla celiachia.

Quando una persona sospetta di avere la celiachia o presenta sintomi correlati, è consigliabile consultare un medico di base o un medico di famiglia, che potrà effettuare una valutazione preliminare e richiedere i test diagnostici appropriati. Il medico può quindi indirizzare il paziente a un gastroenterologo per ulteriori valutazioni e conferma della diagnosi.

In alcuni casi, altri specialisti medici possono essere coinvolti nella diagnosi e nella gestione della celiachia. Dietisti specializzati in diete senza glutine, allergologi o immunologi per valutare altre condizioni correlate, come le allergie alimentari o le malattie autoimmuni associate alla celiachia.

È importante cercare un professionista medico qualificato e specializzato nella diagnosi e nel trattamento della celiachia per una valutazione accurata e un’adeguata gestione della malattia.

Quali esami necessitano per la diagnosi?

Per la diagnosi della celiachia, di solito vengono utilizzati una combinazione di esami del sangue specifici e una biopsia dell’intestino tenue. Ecco gli esami principali:

1. Esami del sangue per gli anticorpi:

· Anticorpi antigliadina (AGA): misurano la presenza di anticorpi contro la gliadina, una componente del glutine.

· Anticorpi anti-transglutaminasi (anti-tTG): rilevano gli anticorpi che agiscono contro l’enzima transglutaminasi, che è spesso elevato nelle persone con celiachia.

· Anticorpi anti-endomisio (EMA): rilevano la presenza di anticorpi che attaccano il tessuto endomisiale presente nell’intestino tenue.

2. Esami genetici:

· Test HLA-DQ2 e HLA-DQ8: determinano la presenza dei geni associati alla celiachia. Tuttavia, è importante notare che la presenza di questi geni non conferma necessariamente la presenza della malattia, poiché molti individui che hanno i geni associati non sviluppano la celiachia.

3. Biopsia dell’intestino tenue:

·Questo è il test definitivo per la diagnosi di celiachia. Viene eseguito mediante endoscopia digestiva alta, in cui viene prelevato un piccolo campione di tessuto dall’intestino tenue. Il campione viene poi analizzato al microscopio per valutare la presenza di danni ai villi intestinali caratteristici della celiachia.

È importante notare che, per ottenere risultati accurati, la persona deve continuare a consumare glutine prima dei test, in quanto una dieta priva di glutine può influire sui risultati e dare un falso negativo.

In alcuni casi, può essere necessario eseguire ulteriori test o consultare altri specialisti per valutare eventuali complicanze o condizioni associate alla celiachia.

Dopo la diagnosi è necessario una valutazione presso un nutrizionista che saprà formulare la dieta necessarie nonchè la corretta integrazione nel caso di una patologia diagnosticata .

Solo così avremo oltre alla regressione e scomparsa dei sintomi , la garanzia di una corretta alimentazione

Quale professionista è più indicato per un piano alimentare?

dietista o un nutrizionista specializzato nella gestione della celiachia e delle diete senza glutine.

Un dietista o un nutrizionista esperto nella celiachia può fornire consulenza personalizzata sulla dieta senza glutine, aiutando a pianificare pasti bilanciati, a identificare gli alimenti da evitare e a individuare alternative senza glutine. Possono anche fornire informazioni sulle etichette degli alimenti, sull’acquisto e sulla preparazione di cibi senza glutine, e sul soddisfacimento dei requisiti nutrizionali specifici per chi ha la celiachia.

Questi professionisti lavorano in collaborazione con il paziente per comprendere le sue esigenze nutrizionali, tenendo conto di fattori come età, peso, stato di salute e preferenze alimentari. Possono anche essere in grado di offrire supporto psicologico ed educativo per affrontare gli aspetti emotivi e pratici della gestione della celiachia e della dieta senza glutine.

La consulenza di un dietista o di un nutrizionista specializzato nella celiachia è particolarmente importante. Questo per garantire che la dieta senza glutine sia equilibrata, varia e nutrizionalmente completa, al fine di evitare carenze di nutrienti e promuovere una buona salute generale.

È consigliabile cercare un professionista che abbia esperienza specifica nella gestione della celiachia e che sia aggiornato sulle ultime informazioni e raccomandazioni riguardanti la dieta senza glutine.

Mai come in questo caso il fai da te !!

L’asse intestino-cervello

a cura della dott.ssa Carola Bonaretti – Nutrizionista

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) l’intestino viene visto come “l’area dell’ombelico, il centro dell’energia, il mare del qi”, dove per “qi” si intende l’energia vitale. Secondo questa visione, concentrarsi su ciò equivale al favorire un’interazione tra tutti gli organi del nostro corpo, stimolando così una condizione di benessere e longevità del nostro intero organismo. Vi starete sicuramente chiedendo secondo quali principi!

La comunità scientifica ha ormai pienamente riconosciuto l’esistenza della cosiddetta “asse intestino-cervello”, ma di cosa si tratta esattamente? L’intestino, che possiamo definire “secondo cervello o cervello enterico”, entra in azione varie volte nel corso della nostra giornata, e la sua funzione è molto simile a quella del cervello cranico, già conosciuto da tutti noi. A livello intestinale sono infatti presenti veri e propri neuroni digerenti, situati tra due strati muscolari dell’apparato digerente. Questi neuroni producono neurotrasmettitori e ormoni, molecole chimiche simili a quelle prodotte dal cervello cranico, necessarie per le comunicazioni intercellulari e per il corretto funzionamento dell’organismo.

Il cervello enterico assimila gli eventi e le emozioni che derivano dal cervello cranico, così come quest’ultimo può condizionare i processi digestivi. In pratica si influenzano a vicenda, per questo si parla di un’asse tra i due organi.

Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di vivere una situazione di forte stress, dolore o tristezza che ci facesse perdere l’appetito. Un evento traumatico, una sensazione di ansia e paura possono provocare ad esempio nausea, vomito, il classico mal di pancia o un attacco di dissenteria. Se invece siamo tristi, ci sentiamo soli, o stiamo cercando di elaborare una delusione sarà facile per molte persone trovare un po’ di conforto nel cibo, specialmente nei carboidrati o nei dolci che diventano appunto “comfort food”. Dopo aver mangiato verranno liberate una serie di molecole chimiche in entrambi i cervelli, che doneranno una temporanea sensazione di serenità e benessere. Viceversa, ad alcune persone “si chiude lo stomaco”. In caso di costipazione invece ci sentiremo appesantiti, gonfi, affaticati e con poco appetito, cosa che si rifletterà anche sull’umore e sul nostro rendimento nel corso della giornata. Al contrario, una buona regolarità intestinale già di prima mattina ci lascia con una sensazione di benessere e leggerezza, facendoci iniziare bene la giornata!

Insomma, per quanto l’intestino possa essere apparentemente poco interessante e puzzolente per ovvi motivi, è in realtà un mondo da scoprire. Gli studi scientifici a riguardo sono in forte aumento, soprattutto per quella che è la flora batterica intestinale o microbiota intestinale, la cui alterazione viene associata a diverse patologie. È stato più volte dimostrato che una dieta sana, variegata ed equilibrata è in grado di agire positivamente sull’equilibrio della nostra flora batterica, e di conseguenza sul nostro stato di salute. Viceversa, uno squilibrio a livello enterico correla con alterazioni metaboliche e altre patologie, dal diabete all’obesità, passando per Morbo di Parkinson o Alzheimer.

La prima colazione

L’importanza della Prima Colazione

Quante volte abbiamo sentito dire che la colazione è il pasto più importante della giornata? Tante, ed è proprio così! L’evidenza scientifica è ormai concorde nel promuovere e sostenere il concetto che una prima colazione equilibrata favorisca lo sviluppo di un buono stato di nutrizione e, di conseguenza, di salute.

Chi consuma abitualmente la colazione presenta infatti un maggior apporto di micronutrienti, critici in alcune fasce di età (calcio, ferro, zinco, e vitamina C). E chi non la consuma? Un recente studio condotto su un campione di bambini statunitensi di 9-12 anni ha dimostrato che chi omette la prima colazione tende a consumare più spuntini nel corso della giornata, assumendo così una quota maggiore di zuccheri aggiunti, additivi e conservanti (tipici dei prodotti industriali, quali snack e merendine).

Se ancora non vi ho convinti ecco qua cinque buoni motivi per introdurre la prima colazione nella vostra giornata:

1. Aiuta a gestire il senso di fame

2. Migliora la qualità nutrizionale complessiva della dieta

3. Migliora le prestazioni cognitive (pensiamo ad un bambino che va a scuola!)

4. Riduce il rischio di sovrappeso e obesità

5. Riduce il rischio di patologie cardiovascolari

È importante per tutti la prima colazione?

Assolutamente si, adulti compresi. In particolare per le categorie dei cosiddetti “pazienti speciali” quali lo sportivo, la donna in gravidanza e l’anziano. In quest’ultimo caso una buona colazione può aiutare a preservare la salute delle ossa, la forza e la massa muscolare. Nello sportivo invece una colazione completa è fondamentale per garantire una buona performance. Mentre nella donna in gravidanza contribuisce al raggiungimento dell’aumentato fabbisogno energetico quotidiano (soprattutto nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza). Una colazione medio abbondante dovrebbe apportare tra il 15% e il 25% del fabbisogno energetico giornaliero. La domanda ora sorge spontanea: è meglio una colazione dolce o salata? Non esiste una colazione ideale. Dolce o salata che sia le caratteristiche nutrizionali derivano dalla combinazione dei diversi alimenti. In generale, una colazione completa dovrebbe fornire un mix di carboidrati, zuccheri semplici, proteine, fibre e una piccola quota di grassi. Libero spazio alla fantasia dunque!

Gelato! Quale scegliere?

Gelato, come scegliere quello migliore?

Il gelato è uno dei dolci preferiti in estate, ma non solo; la presenza di circa 20 mila gelaterie sul territorio nazionale, attive tutto l’anno, è indice di come questo alimento sia sicuramente uno tra i più graditi da gli italiani.
Quali dovrebbero essere gli ingredienti base? Latte, zucchero, panna e uova per la maggior parte dei gusti alle creme, ai quali sono poi aggiunti gli ingredienti che caratterizzano il gusto (cioccolato, noccioa, ecc). Ancora più semplice la ricetta del gelato alla frutta, solitamente chiamato sorbetto: acqua, zucchero e frutta fresca.
Esistono due tipi di gelato quello industriale confezionato, che si compra al supermercato (gelato con il biscotto, cornetto, ricoperto ecc) e quello venduto in coni e coppette che si acquista in gelateria e viene definito di tipo “artigianale”. Tralasciando quello di tipo industriale confezionato, cerchiamo di capire come possiamo identificare un gelato “fresco” artigianale di qualità; lo possiamo capire meglio osservando la lista ingredienti, che
deve essere presente all’interno del negozio e che vengono utilizzati per la preparazione e mantecatura del gelato.
Spesso ad una base composta da addensanti ed emulsionanti, si agggiunge frutta fresca, pasta di frutta secca a guscio, cacao di alta qualità o meno e c’è  addirittura chi utilizza semilavorati pronti a cui basta aggiungere solamente l’acqua. E le materie base? Viene utilizzato latte fresco o a lunga conservazione? intero o  scremato? La panna è fresca o UHT? Le uova sono fresche, da produzioni biologiche o da allevamenti in batteria? O addirittura si tratta di tuorli pastorizzati? Quindi possiamo capire come, spesso, prendere un gelato in gelateria non
sia sinonimo di qualità migliore rispetto a quello acquistato al supermercato. Trattandosi di un alimento alquanto calorico, ricco di zuccheri semplici e di grassi saturi,  cerchiamo di acquistarlo di buona qualità quindi
accertiamoci delle materie prime, senza ripiegare in gusti fatti con latte vegetale (pensando sia più leggero o più light) o magari optando per gusti alla frutta, anche se piacciono meno, che contengono molti più zuccheri di quelli alle creme. Evitiamo di utilizzare il gelato come sostituto del pasto, dal punto di vista nutrizionale non è assolutamente paragonabile, oltre a non fornire lo stesso grado di sazietà, ma consumiamolo piuttosto come merenda ogni tanto, limitando le dimensioni di cono o coppetta. Se vogliamo comunque tenere a bada la linea, evitiamo i gusti troppo elaborati (bacio, cassata, variegato al cioccolato ecc) ed evitiamo anche ghiaccioli e granite pensando di risparmiare calorie; sono fatti esclusivamente a base di acqua e zucchero e nella peggiore dei casi,
sciroppi e coloranti aggiunti, con la conseguenza di causare un elevato picco glicemico che  contribuirà a fare venire ancora più fame dopo poco tempo dal consumo.
Infine, se il gelato è per i bambini, evitiamo tutti i gusti un po’ “fantastici” come puffo, cookies o altri gusti strani, sicuramente a base di additivi come aromi e coloranti. Ricordiamoci che se la nostra alimentazione è sana ed equilibrata, possiamo tranquillamente concederci un gelato a settimana senza troppi rimpianti, optando magari per un gelato con un gusto alla frutta e uno alle creme.

Dieci regole per gestire le intolleranze alimentari.

dott.ssa Silvia Bonatti – Dietista.

Sempre più frequentemente si attribuisce la responsabilità del sovrappeso-obesità o disturbi gastrici, come gonfiore addominale e scarsa digeribilità, a possibili intolleranze alimentari.

Spesso vengono diagnosticate attraverso l’uso di test non validati e proposti da personale non qualificato senza alcun controllo medico.

In questi casi, arbitrarie diete di esclusione, possono determinare carenze nutrizionali negli adulti e soprattutto nei bambini durante la crescita.

Per evitare di incorrere in false diagnosi, le maggiori Società Scientifiche che si occupano del problema, insieme con la Federazione dell’Ordine dei Medici e il Ministero della Salute, hanno condiviso un Decalogo che vuole diffondere e sensibilizzare la popolazione su questo tema così attuale e delicato.

1) Le intolleranze alimentari non sono responsabili si sovrappeso e obesità, che sono condizioni causate prevalentemente da uno stile di vita inadeguato.

2) No all’autodiagnosi ed ai test effettuati direttamente presso i centri laboratoristici senza prescrizione medica. Se si sospetta una reazione indesiderata a seguito dell’ingestione di uno o più alimenti è necessario rivolgersi al proprio medico, che valuterà l’invio allo specialista medico competente, il quale è in grado di valutare quali indagini prescrivere per formulare la diagnosi più corretta.

3) Non rivolgersi a personale non sanitario e attenzione a coloro che praticano professioni sanitarie senza averne alcun titolo. Non effettuare test per intolleranze alimentari non validati scientificamente in qualsiasi struttura, anche sanitaria. Solo il medico può fare diagnosi.

4) Diffidare da chiunque proponga test di diagnosi di intolleranza alimentare per i quali manca evidenza scientifica di attendibilità. I test non validati sono: dosaggio IgG4, test citotossico, Alcat test, test elettrici (vega-test, elettroagopuntura di Voll, bioscreening, biostrengt test, sarm test, moratest), test kinesiologico, dria test, analisi del capello, iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare.

5) Non escludere nessun alimento dalla dieta senza una diagnosi ed una prescrizione medica. Le diete di esclusione autogestite, inappropriate e restrittive possono comportare un rischio nutrizionale non trascurabile, e nei bambini, scarsa crescita e malnutrizione. Possono inoltre slatentizzare disturbi alimentari. Quando si intraprende una dieta di esclusione, anche per un solo alimento o gruppo alimentare, devono essere fornite specifiche indicazioni nutrizionali, per assicurare un adeguato apporto calorico, di macro e micronutrienti.

6) La dieta è una terapia e pertanto deve essere prescritta dal medico. La dieta deve essere gestita e monitorata da un professionista competente per individuare precocemente i deficit nutrizionali e, nei bambini, verificare che l’accrescimento sia regolare.

7) Non eliminare il glutine dalla dieta senza una diagnosi certa di patologia glutine correlata. La diagnosi di tali condizioni deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, seguendo le linee guida diagnostiche.

8) Non eliminare latte e derivati dalla dieta senza una diagnosi certa di intolleranza al lattosio o di allergie alle proteine del latte. La diagnosi di tali condizioni deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, tramite test specifici e validati.

9) A chi rivolgersi per una corretta diagnosi? Medico (dietologo, medico di medicina generale, allergologo, diabetologo, endocrinologo, gastroenterologo, internista, pediatra).

10) Non utilizzare internet per diagnosi e terapia, in quanto non può sostituire la competenza e la responsabilità del medico nella diagnosi e prescrizione medica.