Artroscopia della Spalla: Intervento Chirurgico, Riabilitazione e Tempi di Recupero.

Introduzione all’ Artroscopia di Spalla

L’artroscopia della spalla è una tecnica chirurgica mini-invasiva utilizzata per diagnosticare e trattare numerose patologie dell’articolazione gleno-omerale e dei tessuti circostanti.

Grazie all’utilizzo di strumenti ottici ad alta definizione, il chirurgo ortopedico può visualizzare direttamente l’interno dell’articolazione attraverso piccole incisioni cutanee, evitando interventi più invasivi tipici della chirurgia “a cielo aperto”.

Questa tecnica consente di ridurre il trauma chirurgico, il dolore post-operatorio e i tempi di recupero, migliorando al tempo stesso i risultati funzionali ed estetici.

L’artroscopia rappresenta oggi una delle procedure più utilizzate nella chirurgia ortopedica della spalla.

Che Cos’è l’Artroscopia

Il termine artroscopia deriva dal greco:

La procedura prevede l’inserimento di un artroscopio, uno strumento sottile dotato di telecamera e sorgente luminosa.

Le immagini vengono trasmesse su un monitor ad alta definizione che consente al chirurgo di osservare con precisione strutture come:

Attraverso ulteriori micro-incisioni vengono introdotti strumenti chirurgici specifici che permettono di riparare tendini, rimuovere tessuti infiammati o stabilizzare l’articolazione.

La tecnica è stata sviluppata nella prima metà del Novecento e perfezionata negli anni ’60 dal chirurgo giapponese Masaki Watanabe, considerato il padre dell’artroscopia moderna.

Quando è Indicata la Chirurgia Artroscopica della Spalla

L’artroscopia viene utilizzata per trattare diverse patologie della spalla.

Tra le più comuni troviamo:

Lesione della cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è un gruppo di tendini che stabilizza la spalla e consente i movimenti del braccio.

Le lesioni possono verificarsi a causa di:

Quando il dolore e la perdita di forza non migliorano con il trattamento conservativo, può essere indicato l’intervento artroscopico di riparazione tendinea.

Sindrome da impingement subacromiale

La sindrome da conflitto (impingement) è causata dallo schiacciamento dei tendini della cuffia dei rotatori durante il movimento del braccio.

Questo provoca:

L’intervento artroscopico può prevedere la decompressione subacromiale, con rimodellamento dell’acromion e rimozione dei tessuti infiammati.

Tendinite calcifica della spalla

La tendinite calcifica è caratterizzata dalla formazione di depositi di calcio nei tendini della cuffia dei rotatori.

Quando il dolore diventa persistente o le calcificazioni provocano danni ai tendini, l’artroscopia consente la rimozione delle calcificazioni e la pulizia dell’articolazione.

Instabilità della spalla e lussazioni

In caso di lussazioni ripetute, l’artroscopia può essere utilizzata per stabilizzare l’articolazione e riparare le lesioni capsulo-legamentose.

Queste condizioni sono frequenti soprattutto negli sportivi e nei soggetti giovani.

Capsulite adesiva (spalla congelata)

La spalla congelata è una patologia caratterizzata da:

In alcuni casi resistenti alle terapie conservative può essere indicata una liberazione capsulare artroscopica.

Come si Svolge l’Intervento di Artroscopia della Spalla

L’intervento prevede piccole incisioni cutanee di pochi millimetri attraverso cui vengono inseriti:

Grazie alla visione ingrandita sul monitor, il chirurgo può eseguire l’intervento con grande precisione.

Durata dell’intervento

La durata dell’intervento varia in base alla patologia trattata, ma in media dura circa 25-60 minuti.

I principali vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale sono:

Dolore Dopo l’Intervento

Nelle prime ore dopo l’intervento il dolore è generalmente controllato dall’anestesia.

Successivamente viene gestito con:

La sintomatologia tende progressivamente a ridursi nei giorni successivi.

Riabilitazione Dopo Artroscopia della Spalla

La fisioterapia post-chirurgica è fondamentale per ottenere il pieno recupero della funzione della spalla.

Il percorso riabilitativo viene personalizzato in base al tipo di intervento e alle condizioni del paziente.

Fase 1 – Protezione e Mobilizzazione Passiva (0-4 Settimane)

Durante questa fase viene generalmente utilizzato un tutore di immobilizzazione.

Gli obiettivi principali sono:

Si eseguono:

Fase 2 – Recupero della Mobilità (4-8 Settimane)

Dopo la rimozione del tutore si inizia il recupero del movimento con esercizi:

L’obiettivo è ripristinare progressivamente il range di movimento della spalla.

Fase 3 – Rinforzo Muscolare (2-4 Mesi)

In questa fase si introducono:

L’obiettivo è recuperare forza e stabilità articolare.

Fase 4 – Recupero Funzionale e Ritorno allo Sport (4-6 Mesi)

L’ultima fase include:

Questa fase consente il ritorno graduale alle attività sportive e lavorative più intense.

Tecnologie di Fisioterapia per Ridurre Infiammazione ed Edema

Durante la riabilitazione post-chirurgica è possibile utilizzare anche terapie fisiche strumentali per favorire il recupero e ridurre l’infiammazione.

Tra le principali:

Tecarterapia

Stimola i processi di riparazione dei tessuti e favorisce la riduzione di dolore e infiammazione.

Terapia combinata SIN200

Tecnologia avanzata che associa più modalità terapeutiche per migliorare il recupero muscolare e articolare.

Magnetoterapia CEMP

Utilizza campi elettromagnetici pulsati per favorire i processi biologici di riparazione dei tessuti.

LIMFA © Therapy

Tecnologia innovativa basata su biorisonanza magnetica che aiuta a ridurre flogosi, edema e dolore nei percorsi riabilitativi.

Tempi di Recupero dopo Artroscopia di Spalla

In generale:

Il rispetto dei tempi biologici di guarigione è fondamentale per evitare complicanze come rigidità o nuove lesioni.

Artroscopia di Spalla e Riabilitazione a Genova

Presso FisioClinic – Centro Colombo Genova è possibile effettuare un percorso completo di valutazione e riabilitazione dopo chirurgia della spalla.

Per la prescrizione di fisioterapia post-chirurgica è possibile rivolgersi ai nostri fisiatri:

Dott. Andrea Bertulessi
Dott. Vittorio Anfossi

Il percorso riabilitativo viene seguito dai nostri fisioterapisti:

Dott. Andrea Secchi
Dott.ssa Francesca Tofani
Dott. Andrea Motta
Dott.ssa Eleonora Pozzo
Dott.ssa Camilla Gatti

Grazie alla collaborazione tra specialisti è possibile impostare un programma riabilitativo personalizzato, finalizzato al recupero completo della funzione della spalla.

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Frattura del Quinto Metatarso: Sintomi, Diagnosi e Trattamento

Introduzione alla Frattura del Quinto Metatarso

La frattura del quinto metatarso è una delle lesioni più frequenti del piede, soprattutto negli sportivi e nelle persone che subiscono traumi alla caviglia o al piede.

Spesso si verifica in seguito a distorsioni della caviglia, sovraccarichi ripetuti o traumi diretti, e può interessare diverse porzioni dell’osso, con prognosi e trattamenti differenti.

Uno degli aspetti più importanti nella valutazione clinica è capire dove si trova esattamente la frattura, perché alcune zone presentano un rischio maggiore di ritardo di guarigione.

Le Ottawa Ankle Rules e il Quinto Metatarso

Le Ottawa Ankle Rules (OAR) sono linee guida cliniche utilizzate in medicina per capire quando è necessario eseguire una radiografia dopo un trauma alla caviglia o al piede.

Tra i punti da valutare durante l’esame clinico c’è proprio la base del quinto metatarso, che viene palpata per verificare la presenza di dolore osseo.

Questo non avviene per caso: il quinto metatarso è una zona particolarmente delicata, dove possono verificarsi fratture traumatiche oppure fratture da stress, soprattutto negli sport che prevedono corsa, salti o cambi di direzione.

Perché la Frattura del Quinto Metatarso Può Essere ad Alto Rischio

Il motivo principale è legato alla vascolarizzazione dell’osso.

In alcune aree della base del quinto metatarso l’afflusso sanguigno è ridotto. Questo significa che, se avviene una frattura, il processo di guarigione può essere più lento o più complesso rispetto ad altre ossa del piede.

Per questo motivo la localizzazione precisa della frattura è fondamentale per stabilire il trattamento più appropriato.

Classificazione delle Fratture del Quinto Metatarso

La classificazione più utilizzata è quella di Dameron, Lawrence e Quill, che divide queste fratture in tre zone principali.

Zona 1: Frattura da Avulsione della Tuberosità

Questa è la forma più frequente.
La frattura avviene alla base del quinto metatarso, dove si inseriscono alcuni tendini e legamenti.

È spesso causata da una distorsione della caviglia con inversione del piede.

Prognosi

In genere guarisce bene con trattamento conservativo, che può includere:

Zona 2: Frattura di Jones

La frattura di Jones si localizza nella zona di transizione tra metafisi e diafisi del quinto metatarso.

Questa zona presenta una vascolarizzazione più ridotta, motivo per cui il rischio di ritardo di consolidazione o pseudoartrosi è più elevato.

Trattamento

Può prevedere:

Zona 3: Fratture da Stress della Diafisi Prossimale

Queste fratture sono spesso legate a microtraumi ripetuti e sovraccarichi funzionali.

Sono frequenti in:

Prognosi

La guarigione può essere più lenta e in alcuni casi è necessario un trattamento chirurgico, proprio per il ridotto potenziale di consolidazione dell’osso in questa zona.

Sintomi della Frattura del Quinto Metatarso

I sintomi più comuni includono:

In caso di trauma alla caviglia o al piede, è importante effettuare una valutazione medica per escludere la presenza di una frattura.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata attraverso:

Visita ortopedica fisiatrica

Durante la visita vengono valutati:

Esami strumentali

Gli esami strumentali più utilizzati sono:

Trattamento e Riabilitazione

Il trattamento dipende da:

Le opzioni terapeutiche possono includere:

Trattamento conservativo

Trattamento chirurgico

In alcuni casi può essere necessario un intervento di osteosintesi, soprattutto nelle fratture di Jones o nelle fratture da stress con scarso potenziale di guarigione.

Il Ruolo della Fisioterapia nel Recupero da Frattura del Quinto Metatarso

Dopo la fase di guarigione ossea, la fisioterapia è fondamentale per:

Il programma riabilitativo include generalmente:

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Riferimenti Scientifici

Zwitsers E.W., Breederveld R.S.
Fractures of the fifth metatarsal: diagnosis and treatment.
Injury, 2010.

Bušková K., Bartoníček J., Rammelt S.
Fractures of the Base of the Fifth Metatarsal Bone: A Critical Analysis Review.
JBJS Reviews, 2021.

A cosa Serve Davvero lo Stretching Oggi? Cosa Dicono le più Recenti Evidenze Scientifiche?

Introduzione allo Stretching

Evidenze scientifiche aggiornate e applicazioni in fisioterapia

Lo stretching è da sempre uno degli strumenti più utilizzati in ambito sportivo, riabilitativo e preventivo.
Per anni è stato considerato una pratica “universale”: utile per prevenire infortuni, migliorare la postura, favorire il recupero dopo l’allenamento e aumentare la performance.

Ma cosa dice oggi la scienza?

Nel 2025 è stato pubblicato un importante Delphi Consensus internazionale sul Journal of Sport and Health Science, che ha coinvolto 20 esperti di livello mondiale per fornire raccomandazioni pratiche basate sulle evidenze scientifiche sull’utilizzo dello stretching.

I risultati aiutano finalmente a fare chiarezza, distinguendo ciò che è supportato dalla letteratura da ciò che è ancora privo di prove solide.

Quando lo Stretching è Realmente Raccomandato

Aumento del Range of Motion (ROM)

È l’obiettivo con la più forte evidenza scientifica.

Fase acuta

Fase cronica

Lo stretching è efficace nel migliorare l’ampiezza di movimento, soprattutto se inserito in programmi strutturati e ripetuti nel tempo.

Riduzione della Rigidità Muscolare

Fase acuta

Fase cronica

Utile nei soggetti con rigidità percepita, ridotta mobilità articolare o in fase riabilitativa.

Ottimizzazione del Sistema Vascolare

(non come strategia primaria)

Fase acuta

Fase cronica

Può essere utile in popolazioni specifiche (anziani, soggetti sedentari, persone con diabete di tipo 2) che non possono svolgere esercizio fisico più intenso.

Aumento della Forza: Ruolo Secondario

Fase cronica

Non rappresenta una strategia primaria per l’aumento di forza o massa muscolare, ma può essere un’alternativa in soggetti impossibilitati all’allenamento di forza.

Quando lo Stretching non è Raccomandato

Prevenzione degli infortuni

La letteratura mostra ancora elevata incertezza, soprattutto per lo stretching statico.
Non può essere considerato uno strumento efficace di prevenzione primaria.

Correzione di Squilibri Muscolari e Postura

Non sono stati dimostrati effetti significativi.
Gli squilibri muscolari e le alterazioni posturali richiedono esercizio attivo, controllo motorio e carico progressivo, non solo stretching.

Recupero Post-Esercizio

Non emergono benefici clinicamente rilevanti.
Lo stretching non migliora il recupero muscolare dopo l’allenamento rispetto ad altre strategie.

Cosa Significa Tutto Questo in Fisioterapia

Alla FisioClinic – Centro Colombo di Genova, lo stretching non viene utilizzato in modo automatico, ma:

Lo stretching non è inutile, ma non è una soluzione universale.

Conclusione

Lo stretching oggi va interpretato per ciò che realmente è:

La fisioterapia moderna non si basa su tradizioni, ma su evidenze scientifiche aggiornate e scelte cliniche mirate.

Riferimento Scientifico

Warneke K, Thomas E, Blazevich AJ, et al.
Practical recommendations on stretching exercise: A Delphi consensus statement of international research experts.
Journal of Sport and Health Science, 2025;14:101067.
PMID: 40513717

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Trauma Cranico con Conseguenti Deficit Motori: Cause, Sintomi, Diagnosi e Percorso Riabilitativo


Introduzione al Trauma Cranico

Il trauma cranico con deficit motori è una lesione cerebrale acquisita che altera la normale funzione del cervello, determinando difficoltà nel movimento, debolezza muscolare o, nei casi più gravi, paralisi di uno o più distretti corporei.

Il quadro clinico può variare da forme lievi a forme severe e rappresenta una condizione neurologica potenzialmente grave, che richiede una valutazione medica tempestiva, soprattutto quando compaiono o peggiorano sintomi motori come difficoltà a muovere un arto, perdita di equilibrio o alterazioni della coordinazione.

Cause del Trauma Cranico con Deficit Motori

Il trauma cranico è causato da forze esterne che determinano un danno diretto o indiretto al tessuto cerebrale. Le cause più frequenti includono:

Questi eventi possono provocare:

Tali lesioni possono comprimere o danneggiare le aree cerebrali deputate al controllo motorio, determinando deficit più o meno marcati.

Sintomi dei Deficit Motori Post-Traumatici

I sintomi motori possono manifestarsi immediatamente dopo il trauma oppure comparire in modo progressivo. I principali includono:

Deficit di forza e sensibilità

Disturbi della coordinazione e dell’equilibrio

Alterazioni della deambulazione

Disturbi del controllo motorio fine

Sintomi neurologici associati

La presenza o la progressione di questi sintomi richiede sempre una valutazione specialistica.

Diagnosi del Trauma Cranico con Deficit Motori

La diagnosi è un passaggio cruciale per definire la gravità del danno cerebrale e impostare il corretto percorso terapeutico.

Presso la FisioClinic del  Centro Colombo Genova, la diagnosi e la prescrizione del trattamento vengono effettuate da fisiatri specializzati, in particolare dal dott. Andrea Bertulessi e dal dott. Vittorio Anfossi, che si occupano dell’inquadramento clinico-funzionale del paziente.

Valutazione clinica iniziale

Esami strumentali

La diagnosi può richiedere anche l’esclusione di altre condizioni neurologiche e, nei casi complessi, un approccio multidisciplinare.

Trattamento del Trauma Cranico con Deficit Motori

Il trattamento dipende dalla gravità della lesione e dalla fase clinica (acuta, subacuta o cronica) ed è spesso multidisciplinare.

Trattamento medico e neurochirurgico

Nei casi più gravi possono essere necessari:

Riabilitazione Neurologica e Fisioterapia

La riabilitazione rappresenta una fase fondamentale del recupero funzionale dopo un trauma cranico con deficit motori.

Presso la FisioClinic – Centro Colombo Genova, il percorso fisioterapico neurologico è seguito dalla dott.ssa Francesca Tofani, fisioterapista, specializzata nel trattamento delle problematiche neurologiche.

Obiettivi della fisioterapia

Approccio riabilitativo

Il programma viene personalizzato in base al quadro clinico e può includere:

Quando necessario, il percorso può essere integrato con logopedia e terapia occupazionale, oltre a un supporto psicologico, per affrontare le conseguenze emotive e cognitive del trauma.

Prognosi e Recupero

Il recupero dopo un trauma cranico con deficit motori è variabile e dipende da:

Un percorso riabilitativo precoce e strutturato consente di massimizzare il recupero funzionale e migliorare significativamente la qualità di vita.

Conclusione

Il trauma cranico con deficit motori è una condizione complessa che richiede diagnosi accurata, trattamento specialistico e riabilitazione mirata.

Presso il Centro Colombo – FisioClinic di Genova, la gestione del paziente avviene attraverso:

Un approccio integrato e multidisciplinare è la chiave per accompagnare il paziente nel recupero delle funzioni motorie e dell’autonomia.

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Lombalgia Acuta (Mal di Schiena): Cosa Fare Subito

Introduzione alla Mal di Schiena (Lombalgia)

Il mal di schiena, o lombalgia, è una delle condizioni muscolo-scheletriche più diffuse al mondo. Si stima che fino all’80% delle persone sperimenti almeno un episodio significativo di dolore lombare nel corso della vita. Non a caso rappresenta oggi la principale causa di disabilità sotto i 50 anni nei Paesi industrializzati e una delle prime cause di assenza dal lavoro.

Quando si parla di lombalgia, però, è importante chiarire un punto fondamentale: il termine indica semplicemente la sede del dolore, cioè la parte bassa della schiena, ma non ne identifica la causa. Dire “ho la lombalgia” non equivale a spiegare perché la schiena fa male.

Perché Viene il Mal di Schiena?

Contrariamente a quanto spesso si pensa, il mal di schiena è raramente causato da un singolo problema. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione multifattoriale, in cui fattori biomeccanici, muscolari, neurologici e persino emotivi si intrecciano tra loro.

Tra le cause muscolo-scheletriche più frequenti troviamo:

È però essenziale comprendere un concetto chiave supportato dalla letteratura scientifica: ernie discali e artrosi sono molto comuni anche in persone che non hanno dolore. Numerosi studi dimostrano che, superati i 40-50 anni, è frequente trovare protrusioni o segni degenerativi alla risonanza magnetica in soggetti completamente asintomatici.

Questo significa che la presenza di un’alterazione radiologica non equivale automaticamente alla causa del dolore.

Il Ruolo dello Stile di Vita

Negli ultimi anni il mal di schiena è stato definito una condizione biopsicosociale. Questo significa che non dipende solo dalla struttura della colonna vertebrale, ma anche da fattori come:

Lo stress e le emozioni non “inventano” il dolore, ma possono amplificarlo attraverso meccanismi di modulazione centrale ben documentati scientificamente. Il sistema nervoso, in presenza di condizioni di sovraccarico fisico ed emotivo, può diventare più sensibile, aumentando la percezione dolorosa.

Quando il Mal di Schiena non è di Origine Muscolo-Scheletrica

In una piccola percentuale di casi, il dolore lombare può essere legato a patologie non ortopediche, come:

Proprio per questo motivo è fondamentale un corretto inquadramento clinico e una diagnosi differenziale accurata.

Come si Manifesta il Mal di Schiena?

Il dolore lombare può presentarsi in modi molto diversi:

Dal punto di vista temporale si distingue in:

Il dolore cronico, in particolare, richiede un approccio più complesso e personalizzato.

Quando è Necessario Rivolgersi al Medico?

Le linee guida internazionali sono chiare: nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire subito radiografie o risonanze magnetiche.

Gli esami strumentali diventano indicati solo in presenza di specifici segnali di allarme, tra cui:

In assenza di questi segnali, la valutazione clinica rimane lo strumento più importante.

Come si Effettua la Diagnosi?

La diagnosi parte sempre da un’anamnesi dettagliata: quando è iniziato il dolore, dove si localizza, come varia durante la giornata, quali movimenti lo peggiorano o lo migliorano.

Segue l’esame obiettivo, che comprende:

Solo quando clinicamente necessario vengono prescritti esami come RX, risonanza magnetica, TAC o esami del sangue.

Qual è il Trattamento più Efficace?

Le più autorevoli linee guida internazionali (NICE, American College of Physicians, Lancet Low Back Pain Series) concordano su un punto fondamentale:

il trattamento di prima scelta per il mal di schiena è conservativo e basato sull’esercizio.

La fisioterapia moderna non si limita al massaggio, ma comprende:

Le tecniche possono includere mobilizzazioni articolari, terapia miofasciale, stabilizzazione lombare, idrokinesiterapia e, quando indicato, l’uso di tecnologie come tecarterapia, laser o terapia combinata.

L’evidenza scientifica è molto chiara: l’esercizio terapeutico è l’intervento con maggiore efficacia nel medio-lungo termine.

Perché il Movimento è Fondamentale?

Per anni si è pensato che il riposo fosse la soluzione. Oggi sappiamo che il riposo prolungato può rallentare il recupero.

Un programma di esercizi personalizzato:

Il movimento, se guidato correttamente, è il miglior alleato della schiena.

Quando Serve la Chirurgia?

L’intervento chirurgico è indicato solo in casi selezionati, come:

Non rappresenta la soluzione standard per la lombalgia comune.

I Falsi Miti più Diffusi

Molte convinzioni sul mal di schiena non sono supportate dalla scienza.
Non è vero che:

L’attività fisica regolare e un programma personalizzato restano la strategia più efficace.

Prevenzione: Cosa Possiamo Fare Concretamente?

La prevenzione del mal di schiena passa attraverso:

Conclusione

Il mal di schiena è una condizione complessa, multifattoriale e spesso influenzata dallo stile di vita. Non esiste una soluzione valida per tutti.

La chiave è un approccio personalizzato che integri:

Un percorso guidato da professionisti esperti non solo riduce il dolore, ma permette di recuperare funzione, sicurezza nei movimenti e prevenire le recidive nel tempo.

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Quando è Necessaria la Litoclasia Percutanea Ecoguidata nella Tendinite Calcifica della Spalla?

Introduzione alla Litoclasia

La litoclasia percutanea ecoguidata rappresenta oggi uno dei trattamenti più efficaci e risolutivi per alcune forme di tendinopatia calcifica della spalla, in particolare a carico della cuffia dei rotatori.
Non è però una procedura da eseguire automaticamente: la sua indicazione deve basarsi su criteri clinici, strumentali e funzionali ben precisi.

Presso la FisioClinic del Centro Colombo, la valutazione dell’indicazione alla litoclasia viene effettuata in modo specialistico dai fisiatri dott. Andrea Bertulessi dott. Vittorio Anfossi, in collaborazione con il team fisioterapico, per garantire un approccio appropriato e personalizzato.

Cos’è la Litoclasia Percutanea Ecoguidata

La litoclasia percutanea ecoguidata è una procedura mini-invasiva ambulatoriale che consente la frammentazione e l’aspirazione dei depositi di calcio presenti nei tendini della spalla, sotto guida ecografica.

L’obiettivo è:

Quando la Litoclasia è Indicata e Realmente Necessaria

Dolore acuto o cronico persistente

La litoclasia è indicata quando la tendinite calcifica provoca:

In questi casi, la sola fisioterapia può non essere sufficiente.

Fallimento della terapia conservativa

La procedura è indicata dopo il fallimento dei trattamenti conservativi, tra cui:

Generalmente si considera il fallimento quando dopo diversi mesi non si ottiene un miglioramento clinicamente significativo.

Calcificazioni sintomatiche e dolorose

La litoclasia è particolarmente efficace in presenza di:

Dimensioni della calcificazione

È spesso indicata quando la calcificazione:

Alternativa alla chirurgia

In molti casi la litoclasia rappresenta:

Quando la Litoclasia NON è Indicata

Non tutte le calcificazioni della spalla devono essere trattate con litoclasia.

Calcificazioni asintomatiche

Se la calcificazione:

 non è indicato alcun trattamento invasivo, ma solo monitoraggio.

Fasi di risoluzione spontanea

La litoclasia non è indicata quando:

In questi casi è preferibile continuare con un approccio conservativo.

L’Importanza della Valutazione Fisiatrica Specialistica

Stabilire se e quando eseguire una litoclasia non è una decisione automatica.
Presso la FisioClinic del Centro Colombo, la scelta viene effettuata dopo:

fisiatri dott. Andrea Bertulessi e dott. Vittorio Anfossi svolgono un ruolo centrale nel definire:

Litoclasia e fisioterapia: un percorso realmente integrato

È fondamentale chiarire un punto spesso frainteso: la litoclasia non sostituisce la fisioterapia, ma rappresenta una fase di un percorso terapeutico più ampio e integrato.

Nel trattamento della tendinopatia calcifica della spalla, le tecniche fisioterapiche rivestono un ruolo centrale sia prima che dopo un’eventuale litoclasia.

Prima della litoclasia, la fisioterapia può contribuire a:

Le principali metodiche fisioterapiche utilizzate includono:

Dopo la litoclasia, la fisioterapia diventa ancora più strategica. Anche quando la procedura risulta efficace, possono persistere residui infiammatori, alterazioni del movimento o compensi funzionali che, se non trattati, aumentano il rischio di dolore persistente o recidiva.

Un percorso riabilitativo mirato consente di:

In sintesi, la rieducazione motoria della spalla non è un’opzione accessoria, ma un passaggio indispensabile per il pieno recupero funzionale.
La combinazione tra litoclasia e fisioterapia rappresenta quindi l’approccio più efficace, basato su evidenze cliniche e orientato non solo all’eliminazione della calcificazione, ma soprattutto al ripristino completo della funzione della spalla.

Conclusione

La litoclasia percutanea ecoguidata è una procedura efficace e risolutiva solo quando correttamente indicata.
Non tutte le calcificazioni richiedono trattamento invasivo, ed è proprio la valutazione specialistica a fare la differenza tra un intervento utile e uno inutile.

Alla FisioClinic del Centro Colombo, l’approccio multidisciplinare con fisiatri e fisioterapisti garantisce decisioni basate su evidenze cliniche, esperienza e personalizzazione del trattamento.

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Lindsey Vonn: la Leggenda dello Sci che ha Sfidato il Corpo e l’Età per Tornare alle Olimpiadi

La storia di Lindsey Vonn, una delle sciatrici alpine più vincenti di sempre, ha catturato l’attenzione mondiale non solo per i suoi successi agonistici ma anche per la sua recente performance alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. A 41 anni, Vonn ha compiuto un ritorno sportivo straordinario, gareggiando nonostante una storia significativa di infortuni e un ginocchio già compromesso, mostrando una combinazione di determinazione atletica e resilienza psicofisica senza precedenti.

Un Ritorno Dopo il ritiro: la Lunga Strada Verso Milano-Cortina

Vonn aveva annunciato il ritiro dall’agonismo nel 2019, dopo anni di dolori cronici e numerosi interventi al ginocchio. Nel 2024 aveva subito una protesi parziale al ginocchio destro in titanio, un passo significativo che nel mondo medico viene definito protesi parziale del ginocchio (PKR), solitamente indicata per preservare la funzione dell’articolazione quando altre opzioni conservative non sono più sufficienti.

Contro ogni aspettativa, quella protesi non l’ha fermata: Vonn è tornata a competere ai massimi livelli in Coppa del Mondo, salendo più volte sul podio e dimostrando che, con un programma di riabilitazione intensivo e un condizionamento fisico di alto livello, è possibile competere anche dopo un intervento di questo tipo.

L’Infortunio Pre-Olimpiadi: Rottura del Legamento Crociato

Pochi giorni prima dell’inizio delle gare olimpiche, Lindsey Vonn ha subito una completa rottura del legamento crociato anteriore (LCA) del ginocchio sinistro durante una gara di Coppa del Mondo a Crans-Montana (Svizzera). Questo tipo di infortunio, comunemente associato a forte instabilità articolare, di solito richiede sospensione dell’attività agonistica per mesi e spesso un intervento chirurgico per il ripristino della stabilità.

Nonostante ciò, Vonn ha dichiarato di sentirsi stabile dopo una valutazione medica e un periodo di terapia fisica intensiva, e di voler provare comunque a gareggiare nella discesa libera olimpica, sostenuta anche da una ginocchiera (brace) che aumenta la stabilità passiva dell’articolazione durante la discesa ad alta velocità.

Il Rischio e la Fisiologia del Ginocchio Senza LCA

Dal punto di vista clinico, competere con un legamento crociato completamente rotto è considerato molto rischioso. Il LCA è fondamentale per la stabilità anteriore del ginocchio e per il controllo dei movimenti rotazionali. Senza di esso:

Medici ed esperti di medicina dello sport hanno definito la scelta di Vonn “rischiosa ma possibile” solo in casi di atleti di elite con controllo neuromuscolare superiore alla media e con forti compensi muscolari nei quadricipiti e nei muscoli posteriori della coscia.

La Gara Olimpica e l’Incidente

Durante la prova di discesa libera alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, Vonn ha perso il controllo pochi secondi dopo il via, cadendo violentemente. È stata evacuata in elicottero e trasportata in ospedale. I referti medici indicano una frattura alla gamba sinistra, insieme alle già presenti condizioni di crociato rotto e al ginocchio destro con protesi in titanio.

La caduta ha definitivamente compromesso quella che doveva essere la sua ultima corsa olimpica, ma l’intera vicenda ha riacceso il dibattito medico e sportivo su limiti, resilienza e rischi nella pratica sportiva di alto livello.

Perché Questa Storia è Significativa Anche in Fisioterapia

La vicenda di Lindsey Vonn tocca molti aspetti centrali nella pratica fisioterapica e nella medicina dello sport:

Riabilitazione avanzata dopo protesi articolari

La capacità di tornare a competere dopo una protesi parziale al ginocchio è possibile, ma richiede programmi di rieducazione neuromuscolare mirati e progressivi.

Gestione temporanea di lesioni gravi per tornare alla competizione

Il lavoro sul controllo articolare, la stabilizzazione dinamica e la forza muscolare compensativa è fondamentale quando strutture passive come i legamenti sono compromesse.

Valutazione dei rischi e decisione condivisa paziente-team medico-fisioterapista

Decidere se un atleta può competere non è un semplice sì o no: si basa su valutazioni funzionali, test di stabilità e considerazioni sui rischi a lungo termine.

Educazione del paziente e empowerment attraverso la conoscenza della lesione

Comprendere cosa implica un LCA rotto (instabilità, possibili complicanze a lungo termine) è importante non solo per il gesto sportivo ma per la qualità di vita post-carriera.

Conclusioni

La storia di Lindsey Vonn alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, con ginocchio con protesi, LCA rotto e ritorno agonistico a 41 anni, è più di una notizia sportiva: è un esempio potente di come fisioterapia, medicina dello sport e determinazione personale si intrecciano nell’affrontare e superare limiti fisici estremi.

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Stiramento del Nervo nello Sport: Sintomi, Tempi di Recupero e Fisioterapia

Introduzione allo Stiramento del Nervo

Cos’è lo stiramento di un nervo?

Lo stiramento del nervo nello sport è una lesione del sistema nervoso periferico causata da un’eccessiva trazione meccanica sul nervo. Nei casi più lievi viene definito neuraprassia, una condizione reversibile in cui la conduzione nervosa è temporaneamente alterata senza rottura delle fibre.

A differenza dei muscoli, i nervi hanno tempi di guarigione molto più lunghi, motivo per cui una gestione fisioterapica corretta è fondamentale per evitare complicanze e recuperare completamente la funzione.

Sintomi dello Stiramento Nervoso

I sintomi possono comparire subito dopo il trauma o nelle ore successive. I più comuni includono:

Negli sportivi, questo tipo di infortunio è frequente dopo movimenti bruschi, cadute, stiramenti forzati o traumi da contatto.

Perché un Nervo Guarisce più Lentamente di un Muscolo?

Il tessuto nervoso ha una capacità rigenerativa limitata. Quando il danno è più profondo della semplice neuraprassia, il nervo può rigenerarsi con una velocità media di circa 1 millimetro al giorno. Questo significa che il recupero può richiedere mesi, soprattutto negli arti inferiori o superiori dove le distanze sono maggiori.

Per questo motivo è essenziale non sottovalutare i sintomi neurologici dopo un infortunio sportivo.

Fase Acuta: Cosa Fare nei Primi Giorni

Nella fase iniziale l’obiettivo è proteggere il nervo e ridurre l’infiammazione.

Riposo Funzionale

È importante sospendere temporaneamente le attività che hanno causato lo stiramento, evitando movimenti che riproducono il dolore.

Gestione del Dolore

Su indicazione medica possono essere utilizzati farmaci antinfiammatori o antidolorifici.

Ghiaccio

Applicazioni locali di ghiaccio per 15–20 minuti, più volte al giorno, possono aiutare a ridurre l’infiammazione nelle prime 48–72 ore.

Evitare Stretching Intenso

Nella fase iniziale l’allungamento forzato può aumentare l’irritazione del nervo e peggiorare i sintomi.

Fisioterapia per lo Stiramento del Nervo

La fisioterapia nello stiramento nervoso è il trattamento chiave per recuperare mobilità, sensibilità e forza.

Neurodinamica (Mobilizzazione Nervosa)

Gli esercizi di neurodinamica aiutano il nervo a scorrere correttamente nei tessuti circostanti, riducendo aderenze e compressioni. Sono movimenti delicati, progressivi e sempre guidati dal fisioterapista.

Stretching Leggero e Controllato

Viene introdotto gradualmente per ridurre le tensioni muscolari che possono comprimere o irritare il nervo.

Rinforzo muscolare mirato

I muscoli innervati dal nervo coinvolto tendono a indebolirsi. Il rinforzo progressivo aiuta a recuperare forza e coordinazione.

Terapie fisiche strumentali

Tecnologie come la Tecarterapia, la Laserterapia, la Magnetoterapia CEMP, la Terapia combinata Sin200, o la LIMFA © Therapy possono supportare il processo di guarigione, migliorando la circolazione locale e riducendo l’infiammazione dei tessuti circostanti.

Tempi di Recupero

I tempi variano in base alla gravità della lesione.

Tipo di lesioneTempo medio di recupero
Stiramento lieve (neuraprassia)1–3 settimane
Lesione moderata1–3 mesi
Lesione più importante3–6 mesi o più

Un miglioramento graduale è normale, mentre un peggioramento dei sintomi richiede una nuova valutazione clinica.

Quando Rivolgersi a uno Specialista

È importante consultare un medico specialista (neurologo o fisiatra) se compaiono:

In questi casi possono essere necessari esami diagnostici come l’Elettromiografia per valutare la conduzione nervosa e definire la gravità del danno.

L’Importanza della Fisioterapia Precoce

Intervenire presto con un percorso fisioterapico mirato riduce il rischio di:

Un recupero guidato permette allo sportivo di tornare all’attività in sicurezza, evitando ricadute.

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Come si Svolge una Sessione di Onde d’Urto Focali: Cosa Succede Davvero Durante il Trattamento?

Introduzione alle Onde d’Urto Focali Storz Medical

Le onde d’urto focali sono un trattamento non invasivo sempre più utilizzato in fisioterapia e medicina riabilitativa per il dolore muscolo-tendineo e le calcificazioni. Una delle domande più frequenti dei pazienti è:

“Ma cosa succede davvero durante una seduta di onde d’urto?”

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova) utilizziamo onde d’urto focali Storz Medical, azienda leader a livello mondiale nel settore delle tecnologie a onde d’urto, sinonimo di precisione, sicurezza ed efficacia.

Cosa Sono le Onde d’Urto Focali

Le onde d’urto focali sono impulsi acustici ad alta energia concentrati in un punto preciso del tessuto (da qui il termine focali). Non si tratta di elettricità né di ultrasuoni, ma di onde meccaniche che:

 stimolano la rigenerazione tissutale
 migliorano la vascolarizzazione
 modulano il dolore
 favoriscono i processi di guarigione biologica

Sono utilizzate soprattutto per tendinopatie cronichecalcificazioni e infiammazioni persistenti.

Quanto Dura una Seduta di Onde d’Urto Focali

Una seduta dura mediamente 10–15 minuti ed è una procedura:

Il paziente può tornare subito alle normali attività, con alcune indicazioni specifiche del professionista.

Come si Svolge una Seduta Passo Dopo Passo

Posizionamento del paziente

Il paziente viene fatto accomodare sul lettino, in posizione sdraiata o seduta a seconda della zona da trattare (spalla, ginocchio, tallone, ecc.).

La zona dolorosa viene esposta e rilassata per permettere una corretta applicazione del trattamento.


 Individuazione precisa della zona da trattare

Prima di iniziare, il professionista individua il punto esatto del dolore tramite:

Questo passaggio è fondamentale per rendere il trattamento efficace.


 Applicazione del gel

Viene applicato un gel conduttivo sulla pelle, simile a quello usato per le ecografie. Serve a trasmettere in modo ottimale le onde d’urto dal manipolo al tessuto.


 Erogazione delle onde d’urto

Il medico o il professionista sanitario utilizza un manipolo collegato al macchinario Storz Medical per inviare impulsi mirati nella zona da trattare.

Durante questa fase:

Il dolore è generalmente tollerabile e controllabile, e l’obiettivo non è “soffrire”, ma stimolare correttamente il tessuto.


 Fine della seduta

Una volta erogato il numero di impulsi programmati, la seduta termina. Non sono necessarie medicazioni né tempi di osservazione.

Dopo la Seduta: Cosa è Normale Sentire

Nelle ore o nei giorni successivi è possibile avvertire:

Questa reazione è normale e indica che il tessuto ha ricevuto uno stimolo biologico. Fa parte del processo di attivazione della guarigione.

Quante Sedute di Onde d’Urto Servono

Il trattamento non è “una seduta e via”. In genere si esegue un ciclo di 3–4 sedute, con cadenza settimanale.

Il numero può variare in base a:

Spesso le onde d’urto vengono integrate con fisioterapia ed esercizio terapeutico, per migliorare e stabilizzare i risultati.

Per Quali Problemi si Effettuano le Onde d’Urto Focali?

Le indicazioni più comuni sono:

 Tendinopatie croniche (spalla, gomito, rotuleo, Achilleo)
 Fascite plantare
 Calcificazioni tendinee
 Dolore inserzionale
 Infiammazioni persistenti che non migliorano con altre terapie

Onde d’urto Focali Storz Medical alla FisioClinic

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova) utilizziamo onde d’urto focali Storz Medical, azienda di riferimento mondiale nel settore.

Questa tecnologia garantisce:

 elevata precisione del punto focale
 controllo dell’energia erogata
 sicurezza e affidabilità clinica
 protocolli validati a livello internazionale

Il trattamento viene sempre inserito in un percorso riabilitativo personalizzato, non come terapia isolata.

Le Onde d’Urto Fanno Male?

È una delle domande più frequenti.

La risposta corretta è:
 possono essere fastidiose, ma l’intensità viene regolata per restare tollerabile.
Il fastidio dura pochi minuti e spesso diminuisce già nelle sedute successive.

Quando NON Sono Indicate

Le onde d’urto non sono indicate in caso di:

 gravidanza sulla zona trattata
 disturbi della coagulazione gravi
 tumori nella zona
 infezioni attive

La valutazione medica è sempre fondamentale.

Onde d’Urto Focali a Genova – FisioClinic Centro Colombo

Se soffri di un dolore tendineo che dura da mesi o di una calcificazione che limita il movimento, le onde d’urto focali Storz Medical possono essere una soluzione efficace.

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Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB): Cause, Sintomi e Cura con la Riabilitazione Vestibolare

Introduzione alla Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB)

La Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB) è la causa più frequente di vertigini di origine vestibolare. Si manifesta con brevi episodi di vertigine intensa che compaiono quando si cambia posizione della testa, ad esempio:

Presso FisioClinic – Centro Colombo (Genova), i nostri fisioterapisti
Dott. Andrea Secchi e
Dott.ssa Francesca Tofani
eseguono manovre di riposizionamento e riabilitazione vestibolare, che nella maggior parte dei casi permettono la risoluzione del disturbo in poche sedute.

Cos’è la VPPB (Vertigine da Posizione)

La VPPB è un disturbo dell’orecchio interno caratterizzato da:

 vertigini rotatorie improvvise
 durata breve (pochi secondi, raramente oltre 1 minuto)
 scatenate da movimenti della testa
 assenza di calo dell’udito o acufeni

È definita “benigna” perché non è una malattia grave, ma può essere molto fastidiosa e aumentare il rischio di cadute, soprattutto nelle persone adulte o anziane.

Perché Viene la VPPB? (Cause)

All’interno dell’orecchio abbiamo piccoli cristalli di calcio chiamati otoliti. In condizioni normali si trovano in una zona precisa (utricolo e sacculo), dove aiutano a percepire i movimenti.

Nella VPPB, alcuni di questi cristalli si staccano e migrano nei canali semicircolari (soprattutto quello posteriore). Qui disturbano il funzionamento del sistema dell’equilibrio, creando una falsa sensazione di movimento.

Questo fenomeno si chiama canalolitiasi.

Fattori di Rischio della VPPB

La vertigine posizionale può comparire più facilmente in caso di:

Spesso però compare senza una causa precisa apparente.

Sintomi Tipici della Vertigine Posizionale

I sintomi più comuni sono:

Vertigine rotatoria breve

Sensazione che la stanza giri, tipicamente:

Nausea

Può accompagnare la vertigine, raramente vomito.

Instabilità

Dopo l’episodio si può avvertire:

 Non sono tipici della VPPB:

In presenza di questi sintomi, è necessaria una valutazione medica urgente.

Come si Effettua la Diagnosi di VPPB

La diagnosi è clinica e si basa su:

Racconto dei sintomi
 Osservazione del nistagmo (movimento involontario degli occhi)
 Test posizionali come la manovra di Dix-Hallpike

Durante questo test, il paziente viene accompagnato in una posizione che può scatenare la vertigine: la comparsa di vertigine e nistagmo conferma la diagnosi e aiuta a capire quale canale è coinvolto.

Nella maggior parte dei casi non servono risonanze o esami strumentali, salvo presenza di segni atipici.

Cura della VPPB: le Manovre che “Rimettono a Posto” i Cristalli

La terapia più efficace per la vertigine posizionale è rappresentata dalle manovre di riposizionamento degli otoliti, che guidano i cristalli fuori dai canali semicircolari riportandoli nella sede corretta.

Le principali sono:

 Manovra di Epley

La più utilizzata per il canale semicircolare posteriore.

 Manovra di Semont

Alternativa efficace in alcuni casi.

 Esercizi di Brandt-Daroff

Utili come supporto domiciliare.

Queste manovre sono rapide, non invasive e altamente efficaci.

In Quante Sedute si Guarisce dalla VPPB?

Una delle domande più frequenti è:

“Quante sedute servono per far passare la vertigine?”

Nella maggior parte dei casi:
 miglioramento già dalla prima seduta
 risoluzione completa in 1–3 trattamenti

Alcune situazioni possono richiedere più sedute o esercizi di riabilitazione vestibolare per stabilizzare l’equilibrio.

Riabilitazione Vestibolare dopo la VPPB

Dopo la fase acuta, alcune persone possono mantenere:

In questi casi, la riabilitazione vestibolare aiuta a:
 recuperare sicurezza nei movimenti
 migliorare equilibrio e postura
 ridurre il rischio di recidive

Trattamento della Vertigine Posizionale a Genova – FisioClinic Centro Colombo

Presso FisioClinic – Centro Colombo, la VPPB viene trattata con un approccio specialistico da:

Dott. Andrea Secchi – Fisioterapista
Dott.ssa Francesca Tofani – Fisioterapista

Entrambi eseguono:

L’obiettivo è risolvere la vertigine nel minor numero di sedute possibile, in sicurezza e con indicazioni precise per la gestione a casa.

Quando Rivolgersi Subito al Medico

La vertigine NON va gestita come VPPB se compaiono:

 vertigine continua per ore
debolezza a un lato del corpo
 forte mal di testa improvviso
perdita dell’udito improvvisa

In questi casi serve valutazione medica urgente.

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